Per l’Italia, l’ipotesi di sperare di partecipare ai Mondiali 2026 passa per la diplomazia e i paradossi della geopolitica. Paolo Zampolli, braccio destro di Donald Trump, al centro di varie inchieste giornalistiche nazionali, suggerisce un clamoroso ripescaggio azzurro qualora l’Iran fosse escluso.
Una mossa che, secondo le indiscrezioni, servirebbe a ricucire i rapporti tra Meloni e il Donald Trump, incrinatisi dopo le critiche americane a Papa Leone. Resta un’ipotesi remota, quasi impossibile, ma il termine “ripescaggio” torna prepotentemente a far discutere.
Mentre la nazionale iraniana pianifica il ritiro in Arizona e le gare a Los Angeles, Teheran non arretra di un millimetro. La portavoce Fatemeh Mohejerani assicura una «partecipazione orgogliosa», mentre l’ambasciata a Roma attacca frontalmente gli Usa, parlando di «bancarotta morale» di un Paese che teme undici giovani atleti sul terreno di gioco. Il verdetto definitivo arriverà il 30 aprile a Vancouver, quando il Congresso Fifa ratificherà il quadro delle 48 squadre iscritte.
Sebbene l’Articolo 6, comma 7 del regolamento lasci alla Fifa “esclusiva discrezione” sulle sostituzioni, il primato dell’Italia nel ranking si scontra con la logica delle confederazioni. Se l’Iran saltasse, il posto spetterebbe più verosimilmente agli Emirati Arabi per non alterare gli equilibri dell’area asiatica, che conta otto slot diretti.
Dal governo italiano arriva una netta frenata. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha definito “vergognosa” la proposta, mentre il ministro dello Sport Andrea Abodi l’ha liquidata come «inapplicabile e inopportuna», ribadendo che la qualificazione si conquista sul campo. Gianni Infantino, dal canto suo, ha già confermato il supporto alla presenza dell’Iran. Per l’Italia, dunque, il sogno americano mediato dalla politica sembra destinato a rimanere una suggestione