Wall Street brinda all’avvicinarsi dell’intesa fra Iran e Stati Uniti. Mentre il petrolio cala di oltre il 2,5%, i listini americani innescano la quinta dopo l’annuncio di Donald Trump sullo stop agli attacchi previsti in nottata.
«A breve saranno annunciati luogo e data della firma dell’accordo con l’Iran», ha aggiunto il presidente lasciando intendere che l’intesa ormai è a portata di mano. Parole che per Wall Street sono state una boccata di ossigeno e hanno consentito agli indici di accelerare e segnare guadagni superiori all’1,5%.
Il memorandum of understanding dovrebbe includere la riapertura dello Stretto di Hormuz e, quindi, una ripresa seppur graduale del flusso di petrolio. La chiusura del crocevia ha fatto negli ultimi mesi volare le quotazioni del greggio, schizzate inizialmente oltre i 100 dollari al barile prima di ripiegare e viaggiare nelle ultime settimane sui 90 dollari, un livello elevato che ha spinto al rialzo l’inflazione a livello mondiale. Negli Stati Uniti i prezzi al consumo sono volati in maggio del 4,2%, ai massimi degli ultimi tre anni, mentre quelli alla produzione sono saliti del 6,5%. Un balzo che mette sotto pressione il nuovo presidente della Fed. Kevin Warsh esordirà la prossima settimana ed è probabile che si mostrerà meno colomba delle attese di Trump. Se la pressione sui prezzi non si allenterà, infatti, il rischio è che la banca centrale debba aumentare i tassi di interesse entro l’anno. La firma di un accordo fra Iran e Stati Uniti rimuoverà anche le nubi sulla crescita mondiale. La Banca Mondiale ha rivisto al ribasso le stime per quest’anno, prevedendo una crescita del 2,5%, il livello più basso dal Covid, e un’inflazione al 4%.
Secondo l’istituto di Washington, le prospettive di due terzi delle economie sono deteriorate in seguito alla guerra in Iran. Il conflitto ha causato «il più grande shock dell’offerta» di petrolio «degli ultimi oltre 50 anni. Se il conflitto dovesse protrarsi, il prossimo elemento a risentirne saranno i prezzi dei prodotti alimentari», ha detto il capo economista Indermit Gill.
L’euforia sui listini americani sulla prospettiva di una fine della guerra è di buon auspicio per SpaceX, che a ore debutterà a Wall Street con un’initial public offering dei record. Il colosso spaziale di Elon Musk ha ricevuto ordini per oltre 100 miliardi di dollari. SpaceX è attesa raccogliere 75 miliardi di dollari per una valutazione “monster” di 1.770 miliardi. Nonostante la volta dei listini Oracle è in calo: i titoli perdono il 10% dopo che la società ha previsto spese per l’intelligenza artificiale superiori alle attese. Proprio sull’Ia sono puntati i riflettori in attesa delle quotazioni delle due rivali OpenAI e Anthropic. Jeff Bezos intanto è tornato a rassicurare sulla nuova tecnologia: porterà delle «età dell’oro» e non la perdita di posti di lavoro che molti pensano, ha detto il fondatore di Amazon in un’intervista al Financial Times.
