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Violenza sulle donne, Bongiorno riscrive il ddl: dal consenso al dissenso, esplode lo scontro

La presidente della Commissione giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, ha presentato una riformulazione del disegno di legge contro la violenza sulle donne, modificando l’impostazione approvata dalla Camera, che era centrata sul principio del “libero consenso”.

Il nuovo testo, secondo quanto appreso da La Presse, sposta l’attenzione sul concetto di “dissenso”, stabilendo che la volontà contraria all’atto sessuale debba essere valutata in base al contesto e alle circostanze del caso concreto. L’atto è considerato contrario alla volontà della persona anche quando avviene a sorpresa o approfittando dell’impossibilità, in quel momento, di esprimere dissenso.

Il provvedimento conferma la pena della reclusione da sei a dodici anni nei casi di violenza, minaccia, abuso di autorità o sfruttamento di condizioni di inferiorità fisica o psichica della vittima, prevedendo però una riduzione fino a due terzi se il fatto è ritenuto di minore gravità in base alle modalità della condotta e al danno arrecato.

La riformulazione ha suscitato forti reazioni dall’opposizione

Ilaria Cucchi, senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra, ha definito la proposta «inaccettabile», sostenendo che sposti sulle vittime l’onere di dimostrare il dissenso e rappresenti un arretramento culturale, offrendo possibili alibi agli aggressori. Secondo Cucchi, il consenso «c’è o non c’è» e non può essere oggetto di interpretazioni caso per caso.

Critiche dure anche dal Partito democratico. Michela Di Biase ha parlato di una proposta «retrograda e pericolosa», che annulla il lavoro svolto alla Camera e contraddice gli impegni presi, oltre a non essere in linea con la Convenzione di Istanbul e con la giurisprudenza della Cassazione. Francesca Ghirra, deputata di Avs, l’introduzione del dissenso rischia di tradursi in una sostanziale impunità in molti casi di violenza sessuale: «Le vittime dovranno dimostrare il loro dissenso, non varranno i lividi, non varrà la visita ginecologica. È rivoltante».

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