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Verso le politiche, Schlein agli alleati: «La coalizione è da allargare, non da restringere»

Nel Pd, Graziano Delrio fissa i paletti: «Siamo europeisti, in alleanza con la nostra identità: i compagni di viaggio devono confrontarsi»

Verso le politiche, Schlein agli alleati: «La coalizione è da allargare, non da restringere»

Il blocco Pd, M5s e Avs non basta. Lo vanno ripetendo tutti. L’ultimo sigillo lo ha messo la segretaria della maggiore forza di opposizione, Elly Schlein: «L’alleanza progressista è già una realtà, semmai dobbiamo allargare ancora, non certo restringere». Una linea che ha trovato sponde nel partito, riunito per una direzione al Nazareno. Due temi però restano sul tavolo: a chi allargare e come scegliere il candidato premier che dovrà sfidare Giorgia Meloni per Palazzo Chigi.

Su quelli è entrato in gioco il presidente del M5s, Giuseppe Conte. Che ha messo in campo un paio di domande. La prima riguarda i compagni di viaggio: se Iv di Matteo Renzi deve far parte della coalizione «non è una decisione da prendere adesso», ha detto usando una formula che non è suonata esattamente come un: «Sì, certo». Per la leadership, «le primarie rimangono sul tavolo – ha poi aggiunto – così come altre soluzioni, come quella adottata nelle Regioni, dove abbiamo valutato tutti insieme il candidato più competitivo». E qua si è aperto un nuovo scenario. Perché finora le opzioni in campo sembravano dovute: primarie o aspettare le elezioni e scegliere la guida del partito che prenderà più voti. L’accenno di Conte al «metodo regionale» ha lasciato invece intendere una terza possibilità: un accordo fra i partiti, che potrebbe chiudersi con l’indicazione di un loro leader, ma anche no.

Intanto però le forze progressiste devono stabilire le regole di ingaggio dei nuovi alleati. Al momento, lo scenario fa pensare che i poli centristi vicini al centrosinistra saranno due: uno formato da Renzi con la sua Casa riformista, l’altro da un’alleanza fra realtà come Più Europa, i civici di Alessandro Onorato, il Psi, il Movimento Più Uno di Ernesto Maria Ruffini. C’è anche chi sospetta che questo nuovo agglomerato nasca per mettere all’angolo proprio Renzi, malvisto da M5s e Avs. E infatti il ​​presidente di Iv ha attaccato: «Devo portare al centrosinistra i voti di chi detesta Conte, Bonelli e Fratoianni». E poi, rivolto a Conte: «Se qualcuno preferisce mettere veti invece che prendere voti si sta sparando sui piedi».

Insomma, la fusione al centro è roba complicata. E infatti, nella sua replica alla direzione, la segretaria ha invitato tutti a non interferire sulle vicende che riguardano le formazioni di centro. Al momento, lei sembra l’unica che davvero non alza le barriere. C’è «un’alleanza progressista forte che governa in tanti territori – ha detto – porta risposte, non si perde per via delle sue differenze, ma prova a metterle a valore. Dove governiamo non registriamo problemi o crisi». E poi, in risposta a chi accusa la classe dirigente del Pd di non essere all’altezza di gestire il Paese: «Per come abbiamo gestito il partito – ha ribattuto Schlein elencando i dati di bilancio e 5 per mille – se fossimo stati nel privato ci avrebbero dato un bonus».

Certo, nel Pd qualche maldipancia c’è. Se ne è fatto portavoce il senatore Graziano Delrio, della minoranza riformista, che ha citato la definizione «blocco» data dal capogruppo al Senato Francesco Boccia per l’alleanza Pd, M5s, Avs. «Io non mi sento in un blocco progressista – ha detto Delrio – Noi siamo il Pd e il Pd fa delle alleanze andandoci dentro con la sua identità. Il profilo del Pd è europeista, ma gli altri compagni di viaggio si devono confrontare con questo, perché non tutti lo sono». Quindi, la stoccata al M5s e ad Avs: «L’adesione dell’Ucraina all’Ue – ha concluso Delrio – non è da mettere in discussione». Il «blocco» però c’è e sta preparando i prossimi appuntamenti. Si sapeva quando, non si sapeva dove. «A luglio si terranno rispettivamente a Napoli e a Padova».