Il movimento politico Futuro Nazionale si strutturerà stabilmente in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, presentandosi con proprie liste e propri candidati alle comunali di Milano, alle elezioni regionali in Sicilia e alle Politiche previste nel 2027. Lo ha annunciato il leader del partito ed eurodeputato, generale Roberto Vannacci, tracciando un bilancio del suo tour nell’isola durante un incontro con i cittadini a Milazzo.
A Milano l’obiettivo dichiarato è la presentazione di un «autorevole candidato sindaco» focalizzato sul tema della sicurezza per rendere la città più vivibile. Sul fronte siciliano, Vannacci ha confermato il radicamento del movimento, evidenziando una forte partecipazione giovanile e il supporto del mondo imprenditoriale locale, rappresentato nell’occasione da Stefano Ruvolo. Il generale ha espresso un giudizio critico sulla gestione della Regione Siciliana, evidenziando i disagi legati alle liste d’attesa nella sanità, ai ritardi nelle infrastrutture stradali come la Catania-Palermo e alla mancanza di sviluppo economico: «Se dovessi giudicare il risultato del governo regionale per quelli che sono gli esiti, il giudizio non sarebbe lusinghiero».
Dal punto di vista del posizionamento politico nazionale, Vannacci ha respinto le accuse del segretario della Lega, Matteo Salvini, secondo cui gli attacchi al governo favorirebbero la sinistra di Elly Schlein e Giuseppe Conte. «Il centrodestra oggi tiene in piedi la Commissione europea di Ursula von der Leyen e si rivolge a Mario Draghi. A Bruxelles una buona parte vota come il Pd. È per questo che persone di destra si sono rivolte a noi», ha replicato il leader di Futuro Nazionale, aggiungendo che l’attuale alleanza di governo «ha perso la trebisonda». Circa i rapporti con la premier Giorgia Meloni, ha chiarito che non vi sono interlocuzioni formali per il futuro. Le alleanze restano subordinate al rispetto di linee programmatiche non modificabili: «Non sono l’ago della bilancia. C’è Matteo Renzi che pagherebbe oro per essere al mio posto, persone abituate ai giochi di potere e alle poltrone. Noi non negoziamo i nostri principi».
Netto anche il rifiuto di condizionare l’ingresso in maggioranza a un sostegno a Volodymyr Zelensky: «Io non mi schiero con Zelensky, ma dalla parte di Roma, dell’Italia e degli italiani. Non è mio compito fare gli interessi dell’Ucraina». Vannacci ha toccato anche i temi delle riforme costituzionali e della scuola. Sul premierato, ha definito l’indicazione del premier nella legge elettorale un «mascheramento che copre il fallimento della riforma iniziale», ricordando come i progetti su presidenzialismo e premierato a suffragio universale si siano arenati insieme alla riforma della giustizia e all’autonomia differenziata. Sulla legge elettorale ha criticato il Rosatellum per l’assenza di preferenze che lede la sovranità popolare.
Riguardo agli ultimi fatti di cronaca giovanile, ha bocciato le ipotesi di introdurre metal detector o limitazioni ai social come «provvedimenti di contorno», attribuendo la responsabilità alla disgregazione della famiglia «trasformata in qualche cosa di liquido» e proponendo il ritorno a una scuola «dura e selettiva» e al ripristino dell’autorità di genitori e insegnanti.
