La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, segue gli sviluppi della situazione in Venezuela dopo l’attacco degli Stati Uniti che ha portato alla cattura del presidente Nicolas Maduro, mentre le opposizioni si scatenano e condannano con forza l’azione di Donald Trump. Palazzo Chigi, in particolare, in una nota chiarisce che «l’Italia ha sempre sostenuto l’aspirazione del popolo venezuelano a una transizione democratica nel Venezuela, condannando gli atti di repressione del regime di Maduro, la cui auto-proclamata vittoria elettorale l’Italia, assieme ai principali partner internazionali, non ha mai riconosciuto».
E non solo. «Coerentemente con la storica posizione dell’Italia, il Governo – si legge ancora – reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico». Palazzo Chigi fa anche sapere che la premier «continua a seguire con particolare attenzione la situazione della comunità italiana in Venezuela, la cui sicurezza costituisce la priorità assoluta del Governo».
E il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, assicura: «Continuo a seguire da vicino e in raccordo con la presidente del Consiglio gli sviluppi della situazione in Venezuela con particolare riguardo alla sicurezza della comunità italiana». Intanto, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, è in contatto con il governo per sondare la possibilità di un’informativa sulla situazione in Venezuela dopo le richieste arrivate, tra gli altri, da Pd, M5S e Forza Italia, e il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha convocato per lo stesso motivo la capigruppo per giovedì prossimo alle 12, dopo aver sentito l’esecutivo e i presidenti dei gruppi.
Dal canto suo, la leader dem, Elly Schlein, che ha sentito Tajani e ha riunito la segreteria del Pd per quasi due ore, rimarca: «L’azione militare di Trump in Venezuela configura un’aggressione a uno Stato sovrano che viola palesemente il diritto internazionale. Come Partito democratico abbiamo sempre condannato il regime brutale di Maduro e le sue azioni repressive», ma «la democrazia non si esporta con le bombe, questo la storia lo ha già dimostrato e con costi drammatici». Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente del M5S, Giuseppe Conte, secondo cui «l’aggressione americana al Venezuela non ha nessuna base giuridica. Siamo di fronte a una palese violazione del diritto internazionale, che certifica il predominio del più forte e meglio equipaggiato militarmente. Il Governo Meloni condanni questi attacchi e tuteli i nostri connazionali».
«Spero – aggiunge l’ex premier – che l’intera comunità internazionale si faccia sentire e che tutti comprendano che se le regole valgono solo per i nemici e non per gli amici», perché «per noi il diritto internazionale non vale fino a un certo punto». Inoltre, secondo Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs, «l’attacco militare degli Stati Uniti al Venezuela è gravissimo e inaccettabile. Occorre che la comunità internazionale e il nostro Paese condannino immediatamente quanto accaduto e si attivino per fermare questa aggressione».
Poi il co-portavoce di Europa Verde sbotta: «Non c’entra nulla la democrazia, c’entra solo il petrolio, è un atto di pirateria internazionale». Dalla Lega il vicesegretario Roberto Vannacci manda una provocazione: «Ora von der Leyen congelerà gli assetti finanziari Usa in Europa e farà un debito comune di 90 miliardi per mandare armi al Venezuela? Mentre Calenda si tatuerà la faccia di Maduro sull’altro polso, Merz, Macron e Starmer si riuniranno in un gruppo di volenterosi per mandare truppe a Caracas». Ancora, il leader di Azione, Carlo Calenda, osserva: «Il rovesciamento di Maduro è una buona notizia per il popolo venezuelano afflitto da una feroce dittatura. Il modo in cui è stato fatto desta però molta preoccupazione».