Il Pentagono è pronto a lanciare un attacco o a invadere Cuba, ed è in attesa dell’ordine finale di Donald Trump. Sempre che maturi perché, con la guerra in Iran dalla conclusione ancora incerta, il tycoon sarebbe allo stato più propenso a favorire l’implosione del regime castrista, possibilmente in estate, piuttosto che aprire un altro fronte bellico.
Il Dipartimento della Difesa ha trascorso mesi a posizionare le truppe e le armi necessarie agli Stati Uniti per procedere manu militari contro l’isola caraibica: ciò che serve è il via libera definitivo di The Donald, che ha ipotizzato l’invasione dopo che le pressioni economiche e politiche non sono riuscite a rovesciare il governo comunista, ha riportato Politico.
Tuttavia, il rafforzamento della presenza della Marina nella regione, la più imponente al mondo al di fuori del Medio Oriente, consentirebbe agli Usa l’azione immediata su una tipologia di operazioni che spaziano dalla cattura della leadership cubana sul modello Venezuela a una serie di attacchi di precisione contro infrastrutture ben definite.
L’amministrazione americana si trova a dover decidere in tempi stretti. Molte delle navi schierate infatti stanno per raggiungere i dieci mesi in mare, più dei consueti sei o sette. Questo sta destando preoccupazione fra i funzionari della difesa, che temono per il logoramento degli equipaggi e per la pressione ulteriore sulla Marina, al momento impegnata anche nel blocco nel Golfo Arabico.
Il presidente Usa, però, preferirebbe una transizione pacifica verso una Cuba libera, continuando a imporre sanzioni economiche draconiane per cercare di strangolare il regime dell’Avana con una lenta e progressiva stretta, tra petrolio e beni di prima necessità. «Il modo migliore per descriverlo è ‘accelerazionismo’», ha notato un funzionario dell’amministrazione citato da Axios, riferendosi alla filosofia che vuole portare al collasso della società.
«Ma non vogliamo ancora eliminare il regime. C’è un metodo, si procede per fasi», ha aggiunto il funzionario, in forma anonima. Intanto, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha assicurato nei colloqui avuti a New York con il suo omologo cubano Bruno Rodriguez Parrilla il pieno sostegno di Pechino a favore dello storico alleato caraibico nel contrasto alla «politica di potenza e prepotenza». Il Dragone ha promesso di donare 60.000 tonnellate di riso per aiutare l’isola ad affrontare le carenze, con il primo carico arrivato domenica.
«La Cina continuerà a difendere la giustizia e a farsi portavoce delle istanze di Cuba, a sostenere la giusta causa del popolo cubano e a contribuire allo sviluppo dell’economia di Cuba e al miglioramento delle condizioni di vita della sua popolazione», ha affermato Wang, nel resoconto della diplomazia cinese. L’amministrazione Trump ha interrotto le forniture di petrolio a Cuba provenienti dal Venezuela, alleato dell’Avana, dopo la cattura di Nicolas Maduro.
Mentre la scorsa settimana Washington ha inasprito la pressione, incriminando l’ex presidente Raul Castro per l’abbattimento di due aerei civili statunitensi avvenuto nel 1996, alimentando i timori che gli Usa stiano cercando un pretesto per rovesciare il governo dell’Avana.
