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Un giovane su quattro si sfoga con l’IA: opportunità, solitudine e nuovi rischi digitali

In occasione del Safer Internet Day 2026, diverse ricerche delineano un rapporto sempre più stretto, complesso e ambivalente tra giovani e tecnologie digitali, in particolare con l’Intelligenza Artificiale. Secondo un’indagine di Generazioni Connesse, un giovane su quattro (26%) utilizza i chatbot per confidarsi e sfogarsi, soprattutto nei momenti di difficoltà emotiva. Il fenomeno è ancora più ampio se osservato indirettamente: il 47% degli adolescenti dichiara di avere amici che usano l’IA per parlare dei propri problemi personali. Le motivazioni principali sono la possibilità di esprimersi senza vergogna (65%) e senza sentirsi giudicati (57%), segno di una ricerca di conforto emotivo in un contesto percepito come sicuro e neutrale.

Gli studi

La ricerca, condotta su 1.630 studenti delle scuole secondarie italiane, evidenzia anche criticità nelle relazioni affettive: cresce il controllo digitale nelle coppie adolescenti, con il 18% che ha ricevuto richieste di accesso al telefono e il 14% di condivisione costante della posizione GPS. Sul fronte del tempo online, però, emerge un dato positivo: l’uso della rete non è in aumento e risulta allineato ai livelli pre-pandemici, pur restando elevato (il 38% passa online oltre 5 ore al giorno).

Preoccupazione per i rischi legati all’IA

Secondo Microsoft, il 93% degli italiani teme un uso improprio dell’intelligenza artificiale, soprattutto per truffe e abusi online. La fiducia nella capacità di riconoscere contenuti falsi è in forte calo, anche a causa del realismo dei deepfake. In Italia, oltre alle truffe, destano allarme cyberbullismo, hate speech e diffusione non consensuale di immagini intime, con una forte richiesta di maggiore regolamentazione delle piattaforme.

Un’indagine di Telefono Azzurro conferma la percezione ambivalente dell’IA tra i giovani: due ragazzi su tre la considerano insieme un’opportunità e un rischio. Preoccupano la riduzione della creatività, la disinformazione e, in particolare, il fatto che un giovane su quattro tema la creazione di contenuti falsi su di sé.

Uno scenario che per istituzioni e organizzazioni come Unicef, Google, Agcom e YouTube necessia di un impegno condiviso tra famiglie, scuole, aziende e istituzioni, puntando su educazione digitale, pensiero critico, tutela dei minori e uso consapevole dell’IA, affinché la tecnologia resti uno strumento di supporto e non un fattore di isolamento o rischio.

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