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L’industria spinge la crescita europea, la Bce al bivio sull’aumento dei tassi

La produzione manifatturiera a luglio balza ai massimi da oltre quattro anni, ma la ripresa non è omogenea e si concentra in Germania

L’industria spinge la crescita europea, la Bce al bivio sull’aumento dei tassi

La crescita europea si consolida, trainata dalla ripresa del manifatturiero che balza ai massimi di quattro anni: un elemento in più che a settembre potrebbe spingere la Bce, con un’inflazione che resta prossima al 3%, al secondo rialzo dei tassi quest’anno dopo la mossa di giugno. Ma non è detto che Francoforte non decida di aspettare, in uno scenario denso di rischi che vanno dallo stretto di Hormuz ai mercati, stretti fra la bolla sull’intelligenza artificiale e la fiducia incrinata nel debito Usa.

Ad agosto, dicono gli indici Pmi di S&P Global, «la crescita dell’attività economica nell’area dell’euro è stata elevata, sostenuta da una maggiore espansione del settore manifatturiero». Fra guerra in Iran e Ucraina, shock energetico, dazi, l’indice Pmi complessivo sale a 52,1 da 52 di luglio, ai massimi di nove mesi. La produzione manifatturiera balza a 53,4, massimo di 54 mesi. I servizi non accelerano, restando a 51,7 ma sono comunque sopra 50, la soglia fra crescita e contrazione.

Non è una ripresa omogenea, ma «per lo più concentrata in Germania», dice S&P Global, «in Francia c’è stata una nuova contrazione». Per i dati italiani si dovrà attendere il 1 settembre. Ma per Chris Williamson, di S&P Global Market Intelligence, i dati puntano a «una forte crescita del Pil nel terzo trimestre» dopo lo 0,4% migliore delle attese del secondo.

La Bce

Si conferma così l’impianto macroeconomico della Bce, ribadito dalla presidente Christine Lagarde due giorni fa, di una crescita «resiliente». La manifattura parrebbe sulla strada della ripresa dopo anni di shock iniziati nel 2022. Tanto che non solo i mercati, ma anche gli economisti danno per probabile un nuovo rialzo dei tassi Bce il 10 settembre: per Francoforte un’economia che tiene significa che si può pensare a contenere l’inflazione senza preoccuparsi troppo dei danni collaterali sulla crescita. E la Bce si aspetta inflazione al 3% fino a fine anno, col 2027 che poi risentirà dell’effetto del caro energia e di quello del caldo record sui prezzi alimentari.

«È probabile che l’atteggiamento rimarrà aggressivo e non si possono escludere ulteriori incrementi dei tassi», dice Williamson. Goldman Sachs si aspetta «che la Bce decida un altro rialzo da 25 punti base a settembre raggiungendo un massimo del 2,5%». Non è detto, però, che fra i banchieri centrali non prevalga la prudenza. Magari tenendo munizioni per eventuali mosse nei mesi successivi. L’inflazione resta a un livello «scomodo» ma le aspettative di medio termine sono ancorate sul target del 2%, dice il governatore lettone Martin Kazacs. Non si esclude, poi, che la Bce voglia guardare a cosa farà la Fed, alle prese con un’inflazione al 3,4% e una corsa dei prezzi del diesel che, a dispetto di chi immaginava danni solo per l’Europa dalla guerra in Iran, l’hanno costretta a smontare il taglio dei tassi su cui puntava Trump e su cui la Fed è più tiepida.