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Ucraina, il Cremlino rilancia: «Una governance sotto l’egida dell’Onu»

«Una governance esterna temporanea» dell’Ucraina sotto l’egida Onu, una volta terminato il conflitto: è la suggestione messa sul tavolo da Mosca alla vigilia del nuovo round di negoziati a Ginevra. Poco più che una suggestione, appunto, in una fase in cui la trattativa per arrivare un cessate il fuoco non riesce a decollare. Volodymyr Zelensky ne ha discusso con Marco Rubio a margine della Conferenza di Monaco, e al telefono con Steve Witkoff e Jared Kushner, insistendo per garanzie di sicurezza lunghe e soprattutto definite da parte di Washington come condizione per deporre le armi ed immaginare un qualunque nuovo assetto territoriale.

L’ipotesi

L’idea di trasformare l’Ucraina in una sorta di protettorato delle Nazioni Unite era stata già evocata da Vladimir Putin l’anno scorso, ma ora è stata riproposta dal viceministro degli Esteri Mikhail Galuzin in un’intervista alla Tass. «È una delle possibili opzioni», ha spiegato Galuzin, aggiungendo che ci sono stati «simili precedenti nell’ambito delle attività di peacekeeping promosse dall’organismo internazionale».
In questo modo, secondo Mosca, si «renderebbe possibile lo svolgimento di elezioni democratiche in Ucraina, portando al potere un governo con cui firmare un trattato di pace, insieme a documenti legittimi sulla futura cooperazione interstatale».

Per Putin, del resto, l’attuale leadership di Kiev non è considerata legittima, mentre Zelensky è disposto al voto solo dopo almeno due mesi di tregua. Del progetto Onu «siamo disposti a discutere con gli Stati Uniti, i Paesi europei e altri», ha detto il viceministro Galuzin, che invece ha accusato l’Ue di essersi autoesclusa dai negoziati «rifiutando il dialogo diretto con noi».

La reazione

E la forte contrapposizione con Bruxelles è stata esplicitata dall’Alto Rappresentante per la politica estera: «La Russia non è una superpotenza, la sua economia è a pezzi, l’unica minaccia è che ottenga di più dai negoziati che dal campo di battaglia», le parole di Kaja Kallas. In attesa che le due parti tornino al tavolo insieme con gli americani, domani in Svizzera, l’impressione generale emersa alla Conferenza in Baviera è che il Cremlino non sia seriamente intenzionato a porre fine alla guerra e che i negoziati siano solo un tentativo per guadagnare tempo e continuare ad avanzare.

Zelensky è il primo a pensarlo, rilevando che Trump stia mettendo molta più «pressione» su di lui che su Putin. Il leader ucraino, che si è concesso una provocazione verso il rivale («io sono più giovane, lui non ha molto tempo»), in vista del nuovo round negoziale ha sentito Witfkoff e Kushner, i due emissari della Casa Bianca che voleranno a Ginevra anche per parlare con l’Iran. La richiesta di Kiev è di fare «progressi sui temi delle garanzie di sicurezza e della ripresa economica».

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