Nel giorno in cui Papa Francesco definisce «Una pazzia l’aumento del 2 per cento rispetto al pil della spesa per le armi», da parte di alcune nazioni tra cui l’Italia, la Nato decide di inviare altri armamenti all’Ucraina. I trenta Paesi aderenti all’alleanza hanno stabilito che spediranno droni, missili anticarro e nuovi sistemi di difesa aerea. Inoltre, secondo quel che ha detto il segretario generale Jens Stoltenberg, «Verranno forniti attrezzature e addestramento per far fronte a potenziali attacchi chimici, biologici, radiologici e nucleari».
Il vertice ha saldato le intese tra i governi che fanno parte dell’alleanza, tanto che il presidente del consiglio italiano, Maro Draghi, ha detto al termine dell’incontro che «Sia il summit della Nato sia quello del G7 hanno mostrato una unità straordinaria di tutti gli alleati nel condannare l’aggressione all’Ucraina, nel mantenere le sanzioni e nel decidere di inasprirle se fosse necessario». «Le sanzioni sono state descritte come straordinariamente efficaci. L’economia russa è fortemente indebolita. Questa è stata una analisi unanime di tutti i partecipanti al summit Nato», ha proseguito il premier.
«Si è poi discusso di come affrontare il problema della sicurezza energetica e la sicurezza agroalimentare. In entrambi i casi la risposta è una combinazione di diversificazione, cosa che noi stiamo facendo per l’uno e per l’altro, quindi cambiare le fonti di approvvigionamento. In altre parole l’Europa vuole diventare indipendente dal gas russo».
Al termine dei due vertici, i capi di stato dell’Unione europea hanno partecipato alla riunione del Consiglio europeo con in agenda sempre i temi legati alla crisi provocata dal conflitto russo – ucraino e che incidono più che altrove sull’economia dell’eurozona. Al summit ha partecipato in via straordinaria anche il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, accolto dal presidente del consiglio europeo, Charles Michel, con parole inequivocabili: «la sua presenza e la sua partecipazione al Consiglio europeo è un segnale molto forte. La nostra unità è solida come una roccia e siamo molto felici di coordinare e collaborare con lei».
Al termine della giornata segnata da tre vertici di importanza fondamentale per il prossimo futuro se da un lato l’unità nel contrastare la Russia e sostenere l’Ucraina è stata decisa e unanime, dall’altro restano sul tappeto i temi legati all’autosufficienza energetica e sulle materie prime alimentari, che vedranno impegnati gli Stati anche dopo la fine del conflitto.










