La polizia ucraina ha proceduto all’arresto di una 17enne con l’accusa gravissima di aver agito per conto dei servizi segreti russi per eliminare alcuni militari ucraini mediante l’utilizzo di sostanze letali: la giovane, fermata nella località di Žytomyr, avrebbe agito seguendo istruzioni dettagliate ricevute attraverso la piattaforma Telegram in cambio di un compenso economico stimato in circa 5mila grivnie, equivalenti a circa 100 euro.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i pacchetti venivano recapitati spacciandoli per «farmaci gratuiti» e le vittime venivano indotte ad assumerli in videochiamata: nel dettaglio, come precisato dalla nota ufficiale delle forze dell’ordine, «i destinatari non sapevano che le capsule contenevano una dose letale di metadone». La tragica conseguenza di questo piano criminale ha provocato la morte per avvelenamento di due soldati nella regione di Zytomyr, mentre l’intervento tempestivo degli investigatori ha permesso di intercettare altri plichi simili, sventando così il tentato omicidio di altri quattro militari.
Alla ragazza è stato formalmente notificato il provvedimento giudiziario per complicità in omicidio premeditato e per la spedizione di sostanze stupefacenti, un’accusa che rischia di costarle una condanna fino a quindici anni di reclusione: il fenomeno del reclutamento di minori per operazioni di sabotaggio costituisce una ferita aperta dall’inizio del conflitto nel 2022, un contesto in cui le autorità di Kiev denunciano regolarmente operazioni clandestine orchestrate da Mosca per destabilizzare la sicurezza interna del Paese.
