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Trump minaccia di lasciare la Nato, ma prima dovrebbe convincere il Congresso

Le periodiche minacce di Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti dalla NATO continuano a scuotere le cancellerie europee, ma la realtà giuridica a Washington racconta una storia diversa. Sebbene la retorica del Tycoon suggerisca un addio unilaterale, la strada verso l’isolazionismo è sbarrata da un robusto “straitjacket” legislativo e procedurale.

Il primo ostacolo è il Congresso. Memore delle tensioni del primo mandato Trump, nel 2023 il Parlamento americano ha promulgato una legge che vieta esplicitamente al Presidente di sospendere o denunciare il Trattato del Nord Atlantico senza il consenso del Senato (con una maggioranza di due terzi) o un atto legislativo ad hoc. Una mossa preventiva nata per neutralizzare la tesi, sostenuta da alcuni legali del Dipartimento di Giustizia, secondo cui il Commander-in-Chief godrebbe di poteri esclusivi sui trattati.

Anche qualora Trump riuscisse nell’impresa politica di convincere Capitol Hill — scenario improbabile visto il sostegno bipartisan all’Alleanza — i tempi non sarebbero immediati. L’articolo 13 del Patto Atlantico impone infatti un periodo di attesa di un anno dal deposito della notifica ufficiale prima che il ritiro diventi effettivo.

Tuttavia, come sottolinea il Wall Street Journal, il vero pericolo non è solo formale. La NATO vive di deterrenza: l’efficacia dell’Articolo 5 risiede nella certezza di una risposta militare statunitense. Se Trump dovesse decidere che la forza di Washington non è a disposizione degli alleati, la garanzia di sicurezza diventerebbe una “tigre di carta”. In sintesi: il Congresso può impedire a Trump di uscire formalmente dalla NATO, ma non può obbligarlo a combattere per difenderla.

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