Una decina di miliardi dagli Usa, oltre sette da alcuni Paesi membri, migliaia di soldati per la forza di stabilizzazione internazionale (Isf) offerti da cinque Paesi: Donald inaugura a Washington il Board of Peace per Gaza annunciando i primi risultati del controverso organismo da lui presieduto a titolo personale, nell’ambito del piano di pace per la Striscia.
La giornata
La sede è quella dell’Institute of Peace, ribattezzato col suo nome («un’iniziativa di Marco Rubio, io non c’entro niente», precisa). La platea è formata dai rappresentanti di quasi una cinquantina di Paesi, alcuni con i loro premier o presidenti, come Viktor Orban e Javier Milei. Altri come osservatori, come la commissaria Ue per il Mediterraneo Dubravka Suica, l’alto funzionario del ministero degli Esteri di Berlino e il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Assente Parigi, idem Russia e Cina, che stanno ancora valutando l’invito ma «saranno coinvolti», assicura Trump. La musica e i toni sono quelli da comizio. The Donald parla per un’ora ma divaga molto.
Poi lancia la prima frecciata a chi non ha aderito al Board of Peace, un organismo «senza pari in termini di potere e prestigio: quasi tutti hanno accettato» l’invito «e quelli che non l’hanno fatto, lo faranno. Alcuni stanno un po’ facendo i furbi ma non funziona, non potete fare i furbi con me».
«Stanno giocando un po’, ma si stanno unendo tutti, la maggior parte immediatamente», ha proseguito. «Molti dei nostri amici in Europa stanno partecipando oggi e siamo ansiosi di vederli diventare membri a pieno titolo». «Penso che le Nazioni Unite – dice Trump – abbiano un grande potenziale. Il Board of Peace avrà quasi il compito di sorvegliare le Nazioni Unite e di assicurarsi che funzionino bene».