Con tutto il mondo in ansia per le prossime mosse degli Stati Uniti in Medio Oriente Trump ha aspettato un’ora e mezza, quasi la fine del suo discorso sullo Stato dell’Unione, per parlare dell’Iran.
L’avvertimento
Il commander-in-chief più potente al mondo non ha però dato segnali chiari sulle sue intenzioni, alla vigilia dei colloqui a Ginevra, se non un generico avvertimento che Teheran ha sviluppato dei missili in grado di colpire l’Europa, le basi americane nella regione e, in un prossimo futuro gli Stati Uniti direttamente.
La replica
Un’affermazione che ha suscitato l’ira del regime degli ayatollah che ha accusato il presidente Usa di essere bugiardo come il megafono del nazismo Joseph Goebbels, mentre da Washington sono arrivate nuove sanzioni contro il petrolio e le armi iraniane. «Preferisco risolvere la questione con la diplomazia ma una cosa è certa: non permetterò mai alla nazione sponsor del terrorismo numero uno di avere l’arma nucleare», ha dichiarato Trump al Congresso ribadendo un concetto ripetuto più volte in questi mesi. Poi l’allerta: Teheran «ha già sviluppato missili che possono colpire l’Europa e gli Stati Uniti. Possono minacciare le nostre basi all’estero. E stanno lavorando per costruire missili che presto raggiungeranno gli Stati Uniti», ha aggiunto il tycoon senza fornire ulteriori dettagli.
Secondo gli esperti dalla guerra con l’Iraq di Saddam Hussein negli anni 80 l’Iran ha sviluppato un buon arsenale per poter colpire i nemici a distanza, anche grazie all’aiuto di Cina, Russia e Corea del Nord. Si stima che Teheran possieda oltre 3.000 missili in grado di arrivare in Europa o attaccare l’«armada» americana schierata in Medio Oriente. Il programma balistico è un punto sul quale il regime iraniano ha ribadito più volte di non voler cedere.