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Transizione 5.0 e Rinnovabili: il Piano per un’Italia più verde e competitiva

In dirittura d’arrivo, alla Camera dei Deputati, la conversione in legge del Decreto sulle «Misure urgenti in materia di Piano Transizione 5.0 e di produzione di energia da fonti rinnovabili». Sul provvedimento il governo ha preannunciato la questione di fiducia: in mattinata il voto finale. Il decreto è stato già approvato dal Senato, sempre con voto di fiducia.

Scudo per fondi Pnrr

Il provvedimento nasce dalla necessità di mettere in sicurezza i dossier strategici per l’economia e la transizione ecologica del Paese. Il punto di svolta riguarda la definizione delle aree idonee per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili. Per superare lo stallo generato dai contenziosi amministrativi e dalle parziali bocciature dei tribunali (come il caso del Tar Lazio), il Governo ha scelto la via della «legificazione». In sostanza, le parti chiave della disciplina sono state trasformate in legge dello Stato, garantendo quella continuità normativa richiesta dalla Commissione Europea. Questa mossa è fondamentale per scongiurare il rischio di ritardi nei pagamenti delle rate del Pnrr, assicurando che gli obiettivi di decarbonizzazione procedano senza intoppi burocratici.

Energia e agricoltura

Il decreto introduce regole ferree per l’agrivoltaico, con l’obiettivo di impedire che la produzione energetica sottragga spazio vitale all’agricoltura. Per accedere ai benefici, gli impianti devono assicurare la reale continuità dell’attività agricola sul terreno. Per prevenire abusi, il legislatore ha introdotto l’obbligo di una relazione asseverata: un documento tecnico che certifichi come pannelli e colture possano coesistere. Chi viola queste disposizioni incorre in sanzioni equiparate a quelle previste per il fotovoltaico a terra in aree vietate. Alle Regioni spetta il compito di mappare i territori, rispettando un limite preciso: nelle zone agricole, la superficie destinata alle rinnovabili dovrà restare compresa tra lo 0,8% e il 3% della superficie agricola utilizzata.

Stop al doppio incentivo

Sul fronte degli incentivi alle imprese, il decreto chiarisce una volta per tutte il rapporto tra i diversi regimi di aiuto. Viene introdotto il divieto di cumulo tra il credito d’imposta Transizione 5.0 e quello per i beni strumentali 4.0. Le aziende non possono beneficiare di entrambi i bonus per i medesimi beni; tuttavia, è prevista una clausola di salvaguardia: se il fondo per la Transizione 5.0 dovesse esaurirsi, l’impresa può tentare l’accesso agli incentivi 4.0, se ancora disponibili. In questo scenario, il Gestore dei servizi energetici assume un ruolo centrale. Non sarà più un semplice erogatore, ma un ente di vigilanza con poteri di controllo tecnico e documentale sui certificatori. Con uno stanziamento di 250 milioni di euro per il 2025, il Gse avrà l’autorità di annullare i benefici qualora vengano riscontrate irregolarità o il mancato raggiungimento degli obiettivi di risparmio energetico.

Cronistoria e scadenze

Sebbene il decreto guardi al futuro della rete energetica nazionale, il suo iter è stato scandito da tappe burocratiche ormai concluse che hanno permesso di avviare la macchina degli investimenti. Le imprese avevano a disposizione una finestra fino al 27 novembre 2025 per presentare le comunicazioni di prenotazione del credito d’imposta Transizione 5.0. Entro la stessa data, chi aveva presentato doppia domanda per i crediti 4.0 e 5.0 era tenuto a effettuare la scelta definitiva tra le due opzioni. Infine, il calendario aveva fissato al 6 dicembre 2025 il termine ultimo per sanare eventuali carenze documentali (ad esclusione della certificazione dei consumi) su richiesta del Gse.

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