Il bilancio ufficiale, purtroppo ancora provvisorio, parla di 164 morti e 971 feriti: numeri drammaticamente destinati a salire nelle prossime ore mentre si scava tra le macerie. È questo il punto di partenza del dramma che sta mettendo in ginocchio il Venezuela, colpito dal cataclisma sismico più grave degli ultimi 126 anni di storia del Paese a causa di due violentissime scosse consecutive superiori a magnitudo 7 (la seconda delle quali di intensità 7.5) nella scala Richter.
La situazione è critica soprattutto nella capitale Caracas, dove centinaia di persone hanno trascorso la notte all’aperto nei parchi e nei parcheggi. I trasporti sono paralizzati, con treni e metropolitane fermi, e il principale scalo del Paese, l’aeroporto internazionale Simón Bolívar, è stato chiuso per gravi danni strutturali. Blackout elettrici e interruzioni della rete mobile colpiscono diverse zone, mentre sembrano salve le infrastrutture petrolifere.
Di fronte alla catastrofe, la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha chiesto alle imprese l’invio di macchinari pesanti per accelerare le ricerche. La macchina degli aiuti internazionali è già in moto: l’Fmi ha stanziato un fondo iniziale di 200 milioni di dollari, gli USA hanno offerto supporto immediato tramite il Segretario di Stato Marco Rubio e l’Olanda invierà una squadra speciale USAR con 61 soccorritori e cani da ricerca.
Anche l’Italia è in prima linea. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha garantito il pieno supporto dell’Unità di Crisi della Farnesina per assistere la numerosa comunità italiana sul posto e ha annunciato l’invio di velivoli dell’Aeronautica militare con personale dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile, chiedendo inoltre l’attivazione del meccanismo di soccorso europeo. Solidarietà è stata espressa anche dal sottosegretario alla Difesa, Matteo Perego di Cremnago.
