L’Italia spinge per una linea di massima fermezza contro il regime di Teheran, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che annuncia l’imminente inserimento dei Pasdaran nella lista nera del terrorismo.
Il coordinamento europeo avviene mentre da Washington giungono segnali di un possibile intervento armato: il presidente Donald Trump sta valutando attacchi aerei mirati contro i siti nucleari e i vertici della sicurezza iraniani, ritenuti responsabili della sanguinosa repressione interna.
L’asse Roma-Bruxelles contro i Pasdaran
A Bruxelles, i ministri degli Esteri dell’Unione europea hanno avviato l’iter per definire il corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche come organizzazione terroristica. Tajani, arrivando al Consiglio degli Affari esteri, ha dichiarato: «Si sta andando verso un accordo politico per inserire i Pasdaran in quanto tali nell’elenco delle organizzazioni terroristiche».
Secondo il capo della diplomazia italiana, esiste una convergenza totale tra i partner europei dopo le violenze degli ultimi giorni: «La repressione ha portato a migliaia e migliaia di morti tra i manifestanti, un risultato inaccettabile».
Sulla stessa linea si è espressa l’alta rappresentante Ue, Kaja Kallas, che ha equiparato i Pasdaran ad Al Qaeda e Hamas: «Se agisci come un terrorista, dovresti essere trattato come tale. La repressione ha un prezzo».
Escalation militare: le opzioni di Donald Trump
Parallelamente alla pressione diplomatica europea, la tensione tra Stati Uniti e Iran ha raggiunto i livelli di guardia. Secondo fonti citate dalla Cnn, il presidente Donald Trump starebbe analizzando piani operativi che includono raid diretti contro istituzioni governative e funzionari della sicurezza.
L’ultimatum della Casa Bianca è stato netto: «Si spera che l’Iran si sieda rapidamente al tavolo delle trattative e negozi un accordo equo e giusto — SENZA ARMI NUCLEARI — che sia vantaggioso per tutte le parti. Il tempo sta per scadere».
La minaccia militare è supportata da movimenti strategici nel quadrante mediorientale: il gruppo d’attacco della portaerei Uss Abraham Lincoln è entrato nell’oceano Indiano lunedì, posizionandosi a ridosso delle coste iraniane per garantire supporto logistico a eventuali operazioni o per proteggere gli alleati regionali.
Il fallimento della diplomazia sotterranea
Il passaggio alle opzioni militari segue il naufragio dei contatti informali avvenuti nelle scorse settimane.
Nonostante lo scambio di messaggi mediato dall’Oman e i colloqui tra l’inviato statunitense Steve Witkoff e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, non si è mai giunti a un incontro diretto.
La Procura iraniana e gli apparati di sicurezza non hanno allentato la morsa sui dissidenti, portando Washington a considerare chiusa la finestra del dialogo preventivo.
Al momento, Donald Trump non ha ancora assunto una decisione definitiva, ma la presenza della Marina statunitense nella regione aumenta significativamente lo spettro di un intervento imminente.