La spesa delle famiglie per i servizi di comunicazione ha raggiunto i 22,6 miliardi di euro annui in Italia, una cifra destinata a crescere drasticamente a causa dei nuovi rincari scattati a gennaio 2026.
L’allarme arriva dal Codacons e da Assium, che segnalano modifiche unilaterali delle condizioni contrattuali da parte dei principali operatori di telefonia fissa e mobile.
Le variazioni tariffarie imposte dai gestori prevedono esborsi supplementari che oscillano tra uno e cinque euro al mese. Su base annua, questo si traduce in un aggravio compreso tra i 12 e i 60 euro per ogni singola utenza.
Il rincaro si inserisce in un contesto di aumenti generalizzati che ha già colpito pedaggi autostradali, accise sul gasolio, polizze Rc auto, servizi postali e tabacchi.
Federico Bevilacqua, presidente di Assium, sottolinea come l’impatto sulla spesa collettiva sia enorme nonostante i piccoli importi unitari: «Quando si verifica una modifica unilaterale dei contratti che introduce un incremento delle tariffe è importante verificare se l’offerta sottoscritta faccia ancora al caso nostro, o se sia meglio approfittare delle proposte commerciali di altri gestori».
Il presidente ha inoltre evidenziato come il mercato sia diventato una «giungla» in cui è necessario affidarsi a professionisti qualificati per ottenere risparmi fino al 50%.
A fronte di tali aumenti, gli utenti conservano il diritto di recedere dai contratti senza penali né costi di disattivazione, passando a un altro operatore.
Per esercitare tale facoltà, i consumatori possono inviare una raccomandata o una comunicazione via Pec, contattare il servizio clienti o utilizzare i moduli digitali presenti sui siti ufficiali dei gestori telefonici.










