È attorno ai temi più divisivi – aborto, diritti individuali, banche e spese militari – che si accende il dibattito sulla seconda parte della linea ideologica e programmatica di Futuro Nazionale, il movimento guidato da Roberto Vannacci. Il testo, che intende mostrare una piattaforma strutturata per superare l’etichetta di semplice forza di protesta, apre gli scontri politici a partire dalle posizioni sulla difesa della vita e la ridefniszione della famiglia.
Il partito dichiara esplicitamente che l’aborto “non è un diritto”, proponendo il riconoscimento giuridico del concepito, l’obbligo di «culla per la vita» negli ospedali e la presenza delle associazioni pro-vita nei consultori, oltre al divieto della pillola RU-486 in regime ambulatoriale. Viene rigettata l’eutanasia e si stabilisce l’obbligo di proseguire con idratazione e alimentazione forzata. Sul fronte dei diritti di coppia, il manifesto impone il matrimonio tra uomo e donna come unico istituto giuridico riconosciuto e prevede l’abrogazione delle unioni civili. I diritti individuali verrebbero scissi dalla sfera affettiva, mentre si propone il carcere da 5 a 10 anni per la maternità surrogata, assimilata alla riduzione in schiavitù, e il divieto universale per gli interventi di riassegnazione di sesso sui minori.
Un altro elemento destinato a fare discussione riguarda l’infanzia e i media: il programma introduce il blocco dei social network sotto i 15 anni e sanzioni alle piattaforme, vietando inoltre i contenuti definiti “genderisti” nella fascia televisiva protetta.
Non mancano le posizioni di rottura in politica estera e nella gestione dello Stato. Futuro Nazionale rifiuta l’aumento delle spese militari al 5% del Pil richiesto da Nato ed Ue, così come il prestito “Safe” per il riarmo europeo. Per quanto riguarda la demografia, il movimento chiede una deroga al Patto di Stabilità per finanziare interventi come il “Reddito di Rinascita” per le madri, il “Mutuo Tricolore” e “quote azzurre” nei concorsi pubblici per famiglie numerose. Sul piano istituzionale, si punta all’elezione diretta del Presidente della Repubblica, mentre in agricoltura il partito si oppone al Mercosur chiedendo che i fondi vadano unicamente al “vero agricoltore”.
