La nuova norma sul tetto agli studenti stranieri in classe «sarà un decreto legge perché occorre intervenire subito». Lo ha dichiarato il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, spiegando che la misura «riguarderà da quest’anno i nuovi arrivi, ma sia chiaro, non disarticoliamo le classi».
Giuseppe Valditara ha rimarcato la natura del provvedimento: «Il criterio è puramente linguistico. Chi dice il contrario mente sapendo di mentire. Vogliamo evitare le condizioni Alabama anni ’50 con classi ghetto». Il limite, ha precisato il ministro, si applicherà anche ai cittadini comunitari: «Se un ragazzo polacco non conosce l’italiano non si riesce ad integrare. E allora, il problema non è l’origine etnica, l’origine nazionale, l’origine razziale. Il problema è la conoscenza della nostra lingua».
Il titolare del Viale Trastevere ha poi sgombrato il campo dalle ricostruzioni su presunti attriti istituzionali: «Non c’è nessuno scontro col Quirinale. La nostra iniziativa, come ha detto molto bene anche il presidente della Repubblica ad Amatrice, va nella direzione dell’integrazione. Noi vogliamo che i ragazzi stranieri che non parlano adeguatamente la nostra lingua possano non essere ghettizzati. La scuola ghetto è quando uno studente viene emarginato rispetto al resto della comunità e quindi noi non vogliamo le scuole dell’Alabama degli anni ’50, dove da una parte c’erano i bianchi e dall’altra parte c’erano i neri».
In conclusione, Giuseppe Valditara ha respinto le accuse avanzate dalle opposizioni e commentato il dibattito politico interno alla maggioranza: «Su questa vicenda si è fatta tanta strumentalizzazione: sono state usate parole improprie che in un paese civile avrei voluto non sentire come razzismo e suprematismo. Sono state strumentalizzate le parole di Sergio Mattarella e Matteo Maria Zuppi. Anche noi vogliamo integrazione e ho sentito dire “no alle classi ghetto”. Sergio Mattarella ha detto una cosa che anche noi diciamo con questo provvedimento. Non inseguiamo Roberto Vannacci, semmai è lui che insegue noi».
