La Procura di Caltanissetta ha chiesto l’archiviazione del procedimento a carico di ignoti che vedeva nell’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose negli appalti una delle possibili cause delle stragi del ’92. Potrebbe calare il sipario, dunque, qualora il gip accogliesse istanza, su una delle piste battute per ricostruire il contesto in cui maturarono gli attentati costati la vita ai giudici Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e sugli agenti delle scorte.
Un provvedimento di circa circa 400 pagine, quello dei pm, notificato oggi ai familiari delle vittime degli eccidi. Resta invece aperta l’indagine a carico degli ex magistrati Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli e sul generale della Finanza Stefano Screpanti avviata proprio a seguito del procedimento di cui ora si chiede l’archiviazione.
Fascicolo in cui si ipotizza per tutti l’accusa di favoreggiamento aggravato dall’aver favorito la mafia (il reato è prescritto) e per Natoli anche quello di calunnia. Secondo gli inquirenti, l’ex pm Natoli, su istigazione di Pignatone, svolgendo una inchiesta solo apparente, avrebbe aiutato gli imprenditori mafiosi Antonino Buscemi e Francesco Bonura, l’imprenditore e politico Ernesto Di Fresco e gli imprenditori Raoul Gardini, Lorenzo Panzavolta e Giovanni Bini (gli ultimi tre al vertice del Gruppo Ferruzzi) a sfuggire alle indagini anche ordinando la distruzione (in realtà mai avvenuta) dei brogliacci di alcune intercettazioni.
Una sorta di depistaggio che sarebbe stato organizzato per impedire a magistrati come Paolo Borsellino di andare a fondo sugli interessi di Cosa nostra sui lavori pubblici. Nei mesi scorsi i pm avevano chiesto anche l’archiviazione del filone sulla cosiddetta pista nera. L’istanza è stata respinta per due volte dal gip. Contro l’ultima decisione del giudice pende ricorso in Cassazione per “abnormità del provvedimento”. Il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, che domani sarà sentito in commissione Antimafia, durante una sua recente audizione a Palazzo Sammacuto, ha definito la pista nera “zero tagliato”, spiegando che si continua a indagare sulle implicazioni negli attentati della massoneria e dei servizi segreti deviati e sulla scomparsa dell’agenda rossa di Paolo Borsellino