Sarebbe stata Valentina Pambianco a impugnare la pistola, uccidendo il marito Luca Abbasciano, la figlia di cinque anni, il cane di famiglia e infine togliersi la vita. È questa la svolta emersa dalle indagini sulla drammatica strage familiare avvenuta il 31 agosto in un’abitazione a Pietralata, nella periferia di Roma. La Procura ha disposto una perizia chimico-balistica per confermare la dinamica dei fatti.
La tragedia sarebbe maturata al culmine di un tragico percorso segnato dalla disperazione: la coppia aveva speso oltre 300mila euro in Messico per cercare cure da presunti guru della medicina per la disabilità della figlia.
Gli inquirenti si sono trovati di fronte a una scena definita “raccapricciante”. Il corpo di Abbasciano è stato rinvenuto vicino a una parete, mentre la bambina giaceva sul letto colpita da un proiettile alla testa, accanto al cadavere della madre, morta per un colpo d’arma da fuoco alla bocca. Anche il cane, ferito da diversi spari, si è trascinato per la casa prima di accasciarsi accanto al padrone.
Inizialmente la posizione della pistola a terra e la presenza di tracce di polvere da sparo su entrambi i coniugi avevano fatto ipotizzare un’azione congiunta o un delitto compiuto dall’uomo. I rilievi più recenti hanno però modificato il quadro investigativo, indicando nella donna l’unica esecutrice dell’omicidio-suicidio.
