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S&P conferma il rating per l’Italia ma migliora l’outlook. Pil su dello 0,7% mentre l’Eurozona corre al +1,5%

L’economia italiana accelera nel 2025 con una crescita del Pil pari allo 0,7%, superando lo 0,5% programmato dal governo e le attese degli analisti.

Il dato emerge dalle stime preliminari dell’Istat relative al quarto trimestre dell’anno, che ha fatto registrare un incremento dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti.

La promozione di S&P e i conti pubblici

Parallelamente ai dati sulla crescita, l’Italia incassa il giudizio positivo di S&P Global Ratings. L’agenzia ha confermato il rating a BBB+, rivedendo però l’outlook da “stabile” a “positivo“.

Secondo gli analisti, il risanamento dei conti pubblici sta procedendo come previsto: il deficit è stimato in calo al 2,9% nel 2026, per poi toccare il 2,7% nel 2029. Sebbene il debito resti elevato (136% nel 2025), la traiettoria di discesa dovrebbe innescarsi a partire dal 2028.

Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha accolto con favore la decisione sottolineando come la maggiore credibilità internazionale del Paese sia il frutto di un lavoro costante. Anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha rimarcato che i segnali positivi indicano una direzione corretta per il sistema Nazione.

Mercato del lavoro e consumi interni

A sostenere la domanda nazionale sono stati principalmente gli investimenti legati al Pnrr e la tenuta dei consumi delle famiglie. A dicembre 2025, il tasso di disoccupazione ha raggiunto il minimo storico del 5,6%, favorendo un graduale recupero del potere d’acquisto dopo lo shock inflattivo degli anni precedenti. Di contro, l’apporto della domanda estera netta risulta negativo, risentendo delle tensioni geopolitiche e delle politiche protezionistiche degli Stati Uniti.

Il contesto europeo e il confronto con i partner

Nonostante la performance italiana sia superiore alle attese, l’Eurozona nel suo complesso corre più velocemente, mettendo a segno un +1,5% nel 2025.

La Spagna si conferma “motore d’Europa” con un balzo del 2,8% annuo, sostenuta dai servizi e dalla regolarizzazione dei flussi migratori. Il ministro dell’Economia spagnolo, Carlos Cuerpo, ha evidenziato come Madrid stia superando anche il ritmo di crescita degli Stati Uniti.

La Germania resta in una fase di estrema fragilità. Dopo la recessione iniziata nel 2023, Berlino chiude il 2025 con un timido +0,2%, nonostante gli ingenti investimenti in difesa e infrastrutture.

La Francia mostra un rallentamento nell’ultimo trimestre (+0,2%), chiudendo l’anno con un Pil al +0,9%.

In questo scenario, la Banca Centrale Europea mantiene un atteggiamento prudente. Nonostante la svalutazione del dollaro e le difficoltà del settore industriale, gli esperti prevedono che i tassi rimarranno invariati nella prossima riunione, per conservare margini di manovra in caso di nuovi shock globali.

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