Meta sotto la lente del Parlamento europeo per la gestione dei flussi informativi durante le elezioni. Il Partito democratico porta il caso a Bruxelles chiedendo alla Commissione europea di fare chiarezza sugli Election Operations Center, gli uffici attivati dalla piattaforma in occasione delle consultazioni elettorali per monitorare contenuti politici, campagne e disinformazione.
«È accettabile che i flussi informativi durante le elezioni europee possano essere influenzati da strutture opache gestite da piattaforme private, nelle quali operano figure con un passato nei servizi di intelligence di Paesi terzi?», chiedono gli eurodeputati Sandro Ruotolo e Nicola Zingaretti, annunciando un’interrogazione rivolta anche alla vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen, con riferimento al Digital Services Act.
Secondo i dem, non esisterebbe alcuna trasparenza sulla composizione di questi centri, sulla catena di comando e sulle decisioni assunte. E proprio in questo quadro emergono alcuni nomi: tra i responsabili delle policy elettorali e della gestione della disinformazione figurerebbero profili con esperienze in ambiti di intelligence e sicurezza nazionale extra-Ue, come Aaron Berman, Hagan Barnett, Bryan Weisbard e Mike Bradow.
Berman è indicato come il profilo più rilevante: per oltre 15 anni nella Cia, avrebbe lavorato su operazioni di influenza e analisi delle campagne informative, occupandosi anche dei briefing quotidiani destinati al presidente Usa. Dal 2019 è in Meta e oggi guida il team globale che definisce le regole sulle elezioni. Bradow arriva invece da Usaid e si occupa di fact-checking e misinformation policy. Weisbard, con trascorsi nel Dipartimento di Stato, ha seguito la strategia su privacy e uso dei dati. Barnett, ex contractor della Cia, lavora sull’integrità dei contenuti attraverso l’intelligenza artificiale.
«Non sappiamo se e quale ruolo abbiano avuto nei centri operativi attivati durante le elezioni europee. Ed è esattamente questo il problema», insistono Ruotolo e Zingaretti.
I dem collegano la questione a episodi precedenti: nel 2022, durante le politiche italiane, oltre 6,5 milioni di utenti sarebbero stati coinvolti in un’operazione di raccolta dati; nel 2024 una ricerca dell’Università di Urbino avrebbe evidenziato squilibri nella visibilità dei contenuti durante la campagna per le europee.
«Non è più tollerabile alcuna zona grigia», concludono. «La democrazia europea non può essere affidata a meccanismi opachi».