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Smart working, nuove regole: ora le aziende rischiano sanzioni fino a 7.500 euro

Entrano in vigore le nuove norme sul lavoro agile che introducono delle sanzioni per le aziende fino a 7500 euro. Ed accade proprio mentre ci sono conflitti internazionali che implicano razionamenti energetici e quindi un ritorno ad un maggior uso dello smart working. Ma ci sono delle novità per il regime sanzionatorio a carico dei datori di lavoro delle Pmi.

Prevenzione e rischi sul lavoro in smart

La norma entra in vigore domani 7 aprile e le imprese dovranno adeguarsi alle nuove disposizioni: l’informativa scritta deve essere consegnata al dipendente e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, in cui devono essere evidenziate la prevenzione e i rischi per chi lavora da fuori. Fra gli altri l’uso eccessivo e corretto dei videoterminali e degli smartphone, l’ambiente di lavoro e una corretta postura.

Si tratta di indicazioni già esistenti e infatti la legge non introduce un nuovo obbligo, ma ne potenzia l’efficacia prescrivendo appunto delle sanzioni vanno dall’arresto da due a quattro mesi fino ad ammende che possono raggiungere i 7.403,96 euro. Come sottolineato dalla fondazione Consulenti per il lavoro si «rafforza un principio che negli ultimi anni aveva già trovato progressiva evoluzione nella prassi applicativa e nella riflessione dottrinale».

«In assenza di un controllo diretto da parte del datore di lavoro – si legge nell’approfondimento da loro dedicato al tema – sugli ambienti nei quali la prestazione viene resa, tradizionale logica della prevenzione fondata sull’intervento diretto sui luoghi di lavoro risulta inevitabilmente attenuata».

Per questo l’informativa non è più una mera formalità: «il datore di lavoro trasferisce al lavoratore conoscenze, consapevolezza e strumenti operativi per la gestione dei rischi. Il lavoratore, a sua volta, è chiamato a svolgere un ruolo attivo e responsabile, in coerenza con l’impostazione partecipativa».

I dati

Dalle stime dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, lo scorso anno sono stati circa 3.575.000 «i lavoratori che per almeno parte del loro tempo operano da remoto, +0,6% rispetto allo scorso anno». Il maggiore aumento (+11%), rilevava la ricerca diffusa a fine 2025, si registra nel settore pubblico, in cui oggi 555.000 persone lavorano in smart, pari al 17% dei dipendenti della Pubblica amministrazione. C’è un rialzo anche nelle grandi imprese (+1,8%), dove oggi il 53% del personale lavora da remoto (1.945.000 persone), mentre le piccole e medie imprese sono in controtendenza: qui i lavoratori da remoto si riducono sensibilmente (-7,7% nelle Pmi, -4,8% nelle microimprese) per rappresentare solo l’8% del totale.

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