Ci sono coppie che arrivano in albergo con due valigie, una camera vista mare e un copione sentimentale già scritto. Hanno aspettato mesi per stare insieme: dormire fino a tardi, mangiare senza fretta, toccarsi di più. Nella fantasia, il desiderio dovrebbe presentarsi puntuale come la colazione inclusa. Poi arriva la sera, il condizionatore ronza, uno dei due guarda il telefono e l’altro sistema il cuscino. Il giorno dopo si va in spiaggia con una domanda, più pesante della crema solare. La vacanza contemporanea ha assunto una funzione curiosa: certificare che la coppia funziona. Durante l’anno lavoro, figli, mail, spesa e traffico offrono spiegazioni comode a ogni distanza. Agosto toglie molte di quelle coperture e lascia due persone davanti a parecchie ore libere. Da quel momento la vicinanza diventa una prova: se abbiamo tempo, se siamo al mare o in montagna, se la sveglia resta spenta, allora dovrebbe succedere qualcosa.
Il desiderio sotto esame
Il sesso finisce così per assomigliare a un voto. Una vacanza riuscita dovrebbe contenere tramonti, buon cibo, fotografie riuscite per i social e una vita erotica all’altezza della scenografia. L’eccesso di preparazione complica tutto. Il desiderio ama spesso l’imprevisto, mentre la vacanza di coppia viene organizzata come una campagna pubblicitaria della felicità: hotel scelto dopo quaranta recensioni, costume nuovo, ristorante prenotato, bottiglia in camera. Ogni dettaglio suggerisce che la serata abbia già un copione. La sessualità appartiene però a una materia meno elegante: risentimenti, pudori, paura del rifiuto, bisogno di conferme, corpi stanchi. Anche il corpo arriva in ferie con la propria biografia. Una settimana al mare cambia il paesaggio, ma la coppia porta con sé il tono delle conversazioni avute a marzo, le carezze rimandate, la maniera in cui ci si è guardati a colazione per mesi.
La felicità in vetrina
A complicare il quadro interviene l’idea pubblica della vacanza. Scorriamo immagini di coppie abbronzate, letti disfatti con cura, colazioni sul balcone, piedi intrecciati davanti al mare. La felicità altrui appare sempre ben illuminata. Così il viaggio ha due spettatori: chi lo vive e chi potrebbe guardarlo su uno schermo. La coppia entra in competizione con la propria rappresentazione. Deve divertirsi, desiderarsi, apparire leggera. Ogni esitazione sembra sproporzionata rispetto alla bellezza del posto. Il sesso acquista il valore di una conferma: siamo ancora noi, ci scegliamo ancora, il viaggio ha mantenuto la promessa. Quando quella conferma tarda, anche un silenzio di dieci minuti può provocare un attacco di panico. Il tempo libero rende inoltre più visibile la differenza dei desideri. Una persona vuole dormire, l’altra cerca intensità. Una immagina tenerezza, l’altra aspetta un risveglio erotico. Una considera il viaggio una tregua, l’altra un rilancio. Il problema nasce spesso qui: due persone entrano nella stessa camera con aspettative diverse e danno alla stessa notte significati incompatibili.
Quello che viaggia con noi
La parte più interessante comincia quando il programma nella nostra testa salta. Il viaggio smette di essere una parentesi e diventa un luogo in cui la coppia sente con maggiore chiarezza la propria temperatura. Emergono domande rimaste per mesi sotto il rumore della vita ordinaria: quanto ci tocchiamo, quanto ci ascoltiamo, quanto spazio concediamo al desiderio dell’altro, che cosa chiediamo davvero al sesso. L’estate possiede una forma particolare di precisione. Offre tempo, luce, distanza dagli uffici e dalle incombenze; per questo rende più difficile attribuire tutto alle circostanze. Qualche coppia ritrova un desiderio ancora vivo, soltanto sepolto. Qualche altra scopre una stanchezza più profonda. Altre ancora capiscono che l’intimità ha cambiato forma e pretende un linguaggio diverso. Ecco allora dove la vacanza diventa adulta, smettendo di promettere riparazioni automatiche. Un albergo può offrire lenzuola fresche, silenzio, una piscina e venti metri di mare davanti alla finestra. La parte restante viaggia già con noi. Sale sull’aereo, passa i controlli, occupa il posto accanto. A destinazione ordina qualcosa da bere e aspetta che finalmente le rivolgiamo la parola.
