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Scontri in Iran, Khamenei accusa Usa e Israele: repressione nel sangue, migliaia di morti

Le tensioni in Iran restano altissime dopo giorni di proteste represse con estrema violenza. La Guida suprema Ali Khamenei ha accusato direttamente gli Stati Uniti e Israele di essere responsabili della “sedizione”, definendo Donald Trump un criminale e attribuendo a «agenti americani e sionisti» la distruzione di 250 moschee, centri educativi, infrastrutture e la morte…
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Le tensioni in Iran restano altissime dopo giorni di proteste represse con estrema violenza. La Guida suprema Ali Khamenei ha accusato direttamente gli Stati Uniti e Israele di essere responsabili della “sedizione”, definendo Donald Trump un criminale e attribuendo a «agenti americani e sionisti» la distruzione di 250 moschee, centri educativi, infrastrutture e la morte di migliaia di persone. Khamenei ha ribadito che il regime non intende avviare una guerra, ma che non risparmierà i «sediziosi».

Ancora più dure le parole dell’ayatollah Ahmad Khatami, che ha invocato la pena di morte per i manifestanti, definiti servi e soldati di Usa e Israele. Intanto il procuratore di Teheran, Ali Salehi, ha smentito lo stop alle esecuzioni annunciato da Trump, promettendo una risposta «decisa, deterrente e rapida», con numerosi processi già avviati.

Secondo ONG e media internazionali, la repressione avrebbe causato almeno 3.090 morti, oltre 22mila arresti e migliaia di feriti, mentre altre stime parlano di numeri ancora più alti. Testimonianze raccolte all’estero descrivono Teheran come «un inferno», con spari sulla folla e cadaveri nelle strade. Un pugile diciottenne sarebbe stato ucciso dalle forze di sicurezza durante le proteste.

Gli Stati Uniti hanno avvertito Teheran che «tutte le opzioni sono sul tavolo» e stanno rafforzando la presenza militare in Medio Oriente. Sul fronte interno, le autorità annunciano la riapertura delle scuole, mentre cresce il timore di una limitazione permanente di Internet.

Nel mondo e in Italia si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà al popolo iraniano: proteste a Milano, Venezia, Roma, Bari e in diverse capitali straniere. Esponenti politici italiani ed europei chiedono sanzioni più dure e condannano la repressione, ribadendo che manifestare per i propri diritti non può costare la vita.

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