Gli scontri avvenuti a Torino durante il corteo a sostegno del centro sociale Askatasuna hanno riacceso con forza il dibattito politico su sicurezza, ordine pubblico e diritto di manifestazione. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito le finalità e i metodi della manifestazione come espressione di una «matrice eversiva e potenzialmente terroristica», sottolineando la natura organizzata e premeditata delle violenze.
Secondo il Viminale, il dispositivo di sicurezza ha comunque consentito l’identificazione preventiva di circa 800 persone. Piantedosi sostiene che, se il nuovo pacchetto sicurezza fosse già stato in vigore, la situazione sarebbe potuta evolvere diversamente, grazie a strumenti come il fermo preventivo fino a 12 ore.

La premier Giorgia Meloni ha parlato di «tentato omicidio» nei confronti dell’agente ferito e ha ribadito la necessità di «ripristinare le regole», convocando un vertice di governo per accelerare sull’adozione del decreto sicurezza.

Dopo gli attacchi alle forze dell’ordine, nel corso dei quali sono rimasti feriti circa un centinaio di operatori, la Digos della Questura torinese ha arrestato in flagranza di reato un 31enne e un 35enne italiani, ritenuti responsabili dei reati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. È in flagranza differita, un 22enne, proveniente dalla provincia di Grosseto, è stato fermato per concorso in lesioni personali ad un pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico in occasione di manifestazioni: il giovane è stato infatti individuato, attraverso l’analisi di alcuni filmati.
Tra le misure in discussione figurano il fermo preventivo (con ipotesi di estensione fino a 24 o 48 ore), perquisizioni sul posto, una cauzione per gli organizzatori dei cortei, il rafforzamento delle tutele legali per le forze dell’ordine e il cosiddetto “scudo penale”. Il vicepremier Matteo Salvini insiste sulla necessità di strumenti più incisivi, parlando di azioni assimilabili al terrorismo e richiamando anche la prospettiva delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.
Dall’opposizione arriva una condanna netta delle violenze, ma anche un forte allarme per il rischio di derive autoritarie. Il capogruppo del Pd al Senato Francesco Boccia definisce «inermi e irresponsabili» le accuse di connivenza rivolte al centrosinistra e ribadisce che la violenza non ha nulla a che vedere con il dissenso democratico. Boccia contesta fermo preventivo e cauzione, giudicati strumenti incostituzionali che colpiscono i diritti di tutti per colpa di pochi, e propone invece investimenti in prevenzione, intelligence, formazione e mezzi per le forze dell’ordine. Sulla stessa linea anche +Europa e i sindacati, che respingono l’idea di leggi speciali e di restrizioni preventive al diritto di manifestare.
Più dura la posizione di Avs: la senatrice Ilaria Cucchi accusa il governo di incapacità nel proteggere i manifestanti pacifici e chiede alla premier di assumersi responsabilità politiche, denunciando l’uso strumentale delle violenze per propaganda sulla sicurezza. Anche il sindaco di Torino Stefano Lo Russo parla di devastazione premeditata ad opera di gruppi criminali organizzati, auspicando però un equilibrio tra repressione della violenza e tutela dei diritti costituzionali.