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Schlein si prepara alle primarie di coalizione: «Voglio battere la destra alle urne e non con il referendum»

Elly Schlein scalda i motori e, a pochi giorni dal deposito della nuova legge elettorale, si dice pronta a correre per le primarie di coalizione. «Le modalità le decideremo insieme agli alleati: si può fare come la destra, indicando chi prende un voto in più, oppure scegliere altre strade, come le primarie di coalizione, a cui ho già dato la mia disponibilità», entra in partita la leader dem. Che si concentra però adesso sul referendum e mette in chiaro che se vincerà il no non chiederà le dimissioni del governo Meloni: «Vogliamo battere la destra alle urne, alle prossime politiche».

Schlein guarda avanti, rivendica «la costruzione di una coalizione progressista unita, che dopo vent’anni ha messo insieme le forze alternative alla destra» e punta ad allargarla e consolidarla. Tra gli effetti delle nuove regole, infatti, la spinta a presentarsi in coalizione: per il campo largo la strada dell’alleanza appariva già tracciata (è stato così in tutte le elezioni regionali del 2025) ma il cospicuo premio di maggioranza è un motivo in più per percorrere questa strada. Quanto alla legge elettorale – già aspramente criticata – il cantiere per adesso è congelato: verrà aperto dal 24 marzo, dopo il referendum.

E tra i temi da affrontare ci sarà quello delle preferenze. Salvare le preferenze «è un fatto fondamentale per chiunque abbia a cuore la politica», dice l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, lanciando un appello in questo senso proprio ad Elly Schlein e a Giorgia Meloni. La segretaria come pure il presidente del Pd Stefano Bonaccini sono favorevoli alle preferenza, ma il tema non è stato ancora affrontato con gli altri big del partito.

Giuseppe Conte, da parte sua, continua a bombardare il cosiddetto «Stabilicum». Il «premierato» che voleva Giorgia Meloni «non esiste in nessuna altra parte del mondo», sottolinea.

Visto che «il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è molto benvoluto, quando si è capito che il capo dello Stato veniva di fatto ridimensionato sono arretrati. Ora ci riprovano con la legge elettorale che attribuisce un premio di maggioranza di circa il 17%». punta il dito nel corso della presentazione del libro di Marco Travaglio sul no al referendum. “Se passa questa legge elettorale, dopo Mattarella il presidente della Repubblica sarà loro o di chi vincerà. Potrebbe riguardare anche le forze progressiste…Ma non è corretto che chi vince prenda tutto e nomini gli organi di garanzia – avverte -, è un sovvertimento dell’ordinamento democratico». Sullo stesso tema, dal Pd interviene il senatore Dario Parrini, vicepresidente della commissione Affari Costituzionali: «Un meccanismo artificioso che può distorcere la volontà popolare fino a regalare a chi vince le elezioni il 60% dei seggi e il potere di eleggere unilateralmente gli organi costituzionali di garanzia“ non è un premio di governabilità, ma «un premio di onnipotenza. È un premio antidemocratico e incostituzionale».

Al netto delle critiche alla legge elettorale, la battaglia principale di Pd, Avs e M5s resta quella sulla giustizia che culminerà nell’evento a sostegno del no alla separazione delle carriere: il 18 marzo a Piazza del Popolo a Roma Schlein si ritroverà sullo stesso palco con Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

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