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Salvo Sottile liquida gli attacchi di Corona: «Per me è il nulla, solo rumore di fondo» – L’INTERVISTA

Il volto Rai è stato ospite del festival “Libro Possibile” per presentare il nuovo volume di Pino Rinaldi, “Il mostro di Firenze: La verità nascosta”

Salvo Sottile liquida gli attacchi di Corona: «Per me è il nulla, solo rumore di fondo» – L’INTERVISTA

Salvo Sottile è stato ospite del festival «Libro Possibile» per presentare il nuovo volume di Pino Rinaldi, Il mostro di Firenze: La verità nascosta. Ma l’incontro diventa anche l’occasione per parlare dei grandi casi di cronaca che continuano ad attirare l’attenzione del pubblico, dal delitto di Garlasco al rapporto tra giornalisti e fonti. Fino alla replica, dura, agli attacchi di Fabrizio Corona.

Sottile, cosa cosa significa per lei partecipare al Libro Possibile?

«È una grande manifestazione, che quest’anno festeggia venticinque anni: un compleanno al quale non si poteva mancare. Sono venuto per presentare il libro di un amico, Pino Rinaldi, che ha scritto un bellissimo volume sul Mostro di Firenze. È sempre un’emozione poter essere qui, in un luogo così bello, con un mare incredibile e un paese che sembra quasi magico».

I grandi casi di cronaca continuano ad attirare enormemente il pubblico. Che cosa accomuna vicende come quella del Mostro di Firenze e il caso Garlasco?

«Credo che nella gente ci sia il desiderio di guardare il temporale restando dietro una finestra. Vedere quello che accade fuori ci fa sentire più sicuri dentro casa. Sono grandi gialli nei quali il pubblico finisce per identificarsi».

Perché, in particolare, il caso Garlasco continua a ossessionare gli italiani?

«Perché la storia di Alberto Stasi è qualcosa che, almeno in teoria, potrebbe accadere a chiunque. Ognuno di noi potrebbe avere un problema con la giustizia, non riuscire a dimostrare la propria innocenza ed essere considerato colpevole per anni. Salvo poi scoprire che alcune delle indagini che hanno portato alla condanna potrebbero non essere state svolte bene. Credo che l’interesse nasca soprattutto da questo».

Pensa che si arriverà mai a una conclusione definitiva?

«Non lo so. A settembre ci sarà un passaggio importante: bisognerà capire se verrà chiesto il rinvio a giudizio per Sempio e se a Milano sarà avanzata una richiesta di revisione per Stasi. In quel caso partirebbe una nuova inchiesta e, di fatto, si ricomincerebbe da capo».

Dopo tanti anni è ancora possibile arrivare alla verità?

«A diciassette anni di distanza non è facile individuare il responsabile di un delitto. È anche vero, però, che oggi esistono tecnologie che all’epoca non erano disponibili e che possono permettere agli investigatori di ricostruire un quadro più chiaro».

Fabrizio Corona ha usato parole molto dure nei suoi confronti parlando del caso Garlasco. Se l’è presa?

«No. Non me ne frega niente di Corona. Per me è come se parlasse il nulla: è soltanto un rumore di fondo. Non mi interessa assolutamente».

Un altro caso d’attualità molto discusso riguarda Sigfrido Ranucci e il rapporto con una fonte come Valter Lavitola. Dove dovrebbe fermarsi un giornalista?

«Tutti i giornalisti hanno delle fonti. Il problema nasce quando una fonte diventa un amico: a quel punto non è più soltanto una fonte. Bisogna sempre separare il lavoro dall’amicizia».

Lavitola può essere considerato una fonte particolarmente delicata?

«È certamente un personaggio ingombrante. È stato condannato più volte in Cassazione e ha avuto un ruolo nelle vicende della Prima Repubblica. Capisco che possa rappresentare una fonte importante, perché è in grado di raccontare un determinato mondo. Ma l’amicizia è un’altra cosa».

Quando si supera il confine?

«Quando si invita una fonte a casa o si costruisce un rapporto più stretto, probabilmente si va oltre il semplice legame professionale».

Lei sarebbe andato a cena con una fonte controversa?

«A cena ci sarei anche andato. Ma non due volte alla settimana».