«Tra tre anni cederò volentieri il testimone». Con queste parole Matteo Salvini, intervistato da Giuseppe Cruciani sul palco dell’evento Nexus a Milano Marittima, annuncia il suo progressivo disimpegno dalla guida della Lega. Una decisione che arriva in un momento delicato, mentre dal raduno dei giovani del partito si levano critiche dalla base che parla già di «ultimo ballo» per il leader.
In vista della prossima campagna elettorale, Salvini serra i ranghi: «Servono i capitani ma anche le truppe», dice, chiamando a raccolta governatori come Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, attesi «di fianco per vincere» e non nelle retrovie.
Il segretario non nasconde l’amarezza per il caso Roberto Vannacci, parlando di una «delusione umana più che politica» dopo il voltafaccia dell’eurodeputato: «Rimangiarsi tutta questa apertura da parte di un uomo in divisa è stata una delusione. Mi freghi una volta…». Netta anche la distanza dalla destra radicale: «Se si accolgono al saluto di camerati, preferisco i giovani della Lega. Quella parola fa parte del passato».
Guardando al futuro, Salvini si dice certo che l’anno prossimo il centrodestra vincerà con la Lega «ampiamente sopra il 10%», mentre frena sulle preferenze, temendo favoriscano solo i milionari. Infine, sul ritorno al Viminale, il vicepremier rimanda la scelta a Giorgia Meloni: «Troverà in me un leale esecutore».
