Un affresco nella Basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma, ha acceso il dibattito politico e culturale dopo la segnalazione di una presunta somiglianza tra il volto di un angelo e quello della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La notizia, riportata da la Repubblica, riguarda un dipinto collocato accanto al busto di Umberto II di Savoia: secondo il quotidiano, prima del recente intervento di restauro l’angelo sarebbe stato un “cherubino generico”, mentre oggi presenterebbe tratti riconducibili alla premier, raffigurata con ali e un cartiglio con lo Stivale.
Il restauro non sarebbe stato eseguito dai professionisti impegnati in altre parti della basilica, ma da Bruno Valentinetti, che si definisce sacrestano e decoratore, e che in passato è stato candidato politico. Una testimone lo descrive come un volontario presente quotidianamente in chiesa.
Il caso ha suscitato la reazione del Partito democratico: la capogruppo in Commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi, ha chiesto l’intervento immediato del ministro della Cultura Alessandro Giuli e della Soprintendenza, parlando di una possibile violazione del Codice dei beni culturali, che vieta alterazioni arbitrarie e personalizzazioni su beni di valore storico-artistico. Ironizza la premier: «No, decisamente non somiglio a un angelo». Lo scrive sui social, assieme a un emoticon sorridente, pubblicando l’immagine con il dettaglio dell’affresco.

La Soprintendenza speciale di Roma ha annunciato un sopralluogo per accertare la natura dell’intervento. Valentinetti respinge le accuse: sostiene di aver riprodotto fedelmente un’opera realizzata 25 anni fa e nega qualsiasi ispirazione a persone viventi, liquidando la somiglianza come una suggestione.
Il parroco della basilica, mons. Daniele Micheletti, ha chiarito che il restauro è stato finanziato con fondi privati e che, trattandosi di un affresco del 2000, non rientrerebbe nei beni sottoposti a tutela diretta, pur riconoscendo la necessità di verifiche negli archivi.