Rocco Siffredi ha deciso di passare al contrattacco legale depositando una maxi querela per diffamazione nei confronti di 21 persone (18 note e 3 ignote), tra cui due autori del noto programma di Italia 1 “Le Iene”.
Al centro della bufera giudiziaria c’è lo speciale giornalistico trasmesso da Mediaset nel 2025, articolato in sette puntate (di cui una intitolata esplicitamente “Rocco sotto accusa, abusi e violenze?”). Durante i servizi, diverse attrici del mondo dell’hard avevano raccontato – alcune a volto scoperto, altre in incognito – di essere state costrette ad accettare e girare alcune scene estreme sui set diretti dal celebre pornodivo 61enne di Ortona.
La difesa di Siffredi
La Procura di Milano, come confermato da fonti inquirenti, ha ufficialmente aperto un fascicolo sulla base dell’esposto presentato dall’avvocata Rossella Gallo, legale di Siffredi. La difesa è determinata a smontare punto per punto le gravi accuse mosse in tv. Insieme alla querela, è stato depositato un hard disk contenente un’ingente mole di prove: dati, documenti, liberatorie firmate e, soprattutto, il girato integrale (senza tagli) dei video finiti sotto accusa, per dimostrare l’assoluta assenza di costrizioni fisiche o psicologiche nei confronti delle attrici.
La linea difensiva di Siffredi non si limita a smentire i presunti abusi sul set, ma punta il dito direttamente contro la confezione del programma televisivo. L’avvocata Gallo avrebbe infatti prodotto alcune precedenti interviste rilasciate dalle stesse accusatrici, caratterizzate da toni radicalmente opposti rispetto a quelli drammatici affidati a “Le Iene”. Inoltre, Siffredi accusa la trasmissione Mediaset di aver montato ad arte e tagliato in modo ingannevole un’intervista da lui stesso concessa al programma, facendo credere agli spettatori che le sue lacrime a favore di telecamera fossero legate a un presunto pentimento per gli abusi, alterando così il senso e il contesto delle sue parole.










