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Riforma della giustizia, i comitati affilano le armi: non c’è ancora una data ma si accende lo scontro

Non c’è ancora una data ufficiale, ma il clima politico è già incandescente. Lo scontro sul referendum confermativo per la riforma della Giustizia è iniziato. A incendiare le polveri è stato un video del comitato per il No nei luoghi di grande transito pedonale, come le stazioni e gli aeroporti cui si sostiene che con…
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Non c’è ancora una data ufficiale, ma il clima politico è già incandescente. Lo scontro sul referendum confermativo per la riforma della Giustizia è iniziato.

A incendiare le polveri è stato un video del comitato per il No nei luoghi di grande transito pedonale, come le stazioni e gli aeroporti cui si sostiene che con la riforma i «giudici dipenderanno dalla politica».

La replica dei sostenitori del Sì non si è fatta attendere. Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera (Fi), ha tuonato definendo il video «la madre di tutte le menzogne». Sulla stessa linea Antonio Di Pietro, tra i fondatori del fronte del Sì, che ha liquidato l’iniziativa come «ingannevole».

Intanto, archiviate le festività e incassata la Legge di Bilancio, i partiti puntano dritti alle urne. Con ogni probabilità, la campagna elettorale si chiuderà alla fine di marzo. Tuttavia, la data resta un’incognita: il fronte del No ha già minacciato ricorsi legali qualora il Governo decidesse di accelerare tempi delle votazioni. Mentre tra i sostenitori del Sì sono i berluscones quelli più attivi.

In tutte le regioni stanno predisponendo un fitto calendario di appuntamenti. L’obiettivo è rivendicare l’identità del provvedimento, definito dal sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto come una riforma «voluta e approvata nel nome di Silvio Berlusconi». Sisto, tra i padri del testo licenziato dopo le due letture per ramo, sarà uno dei volti della campagna per spiegarne le innovazioni strutturali e cioè la Separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti e lo sdoppiamento del Csm con due organi distinti, uno per la pubblica accusa e uno per i giudici delle sentenze.

Parallelamente, prosegue la raccolta firme dei contrari alla riforma. Un’iniziativa che il ministro Nordio, definisce «superflua poiché il referendum c’è già». Tuttavia, il raggiungimento delle 500mila firme avrebbe un peso importante e e potrebbe forzare uno slittamento del voto, offrendo ossigeno ai comitati del No che, al momento, i sondaggi danno come sfavoriti.

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