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Riccardo Scamarcio: «Mentre giravo Euforia ho perso mio padre. Johnny Depp? Un amico» – L’INTERVISTA

Quando Riccardo Scamarcio risponde al telefono a fare da sottofondo è il set: voci che si abbassano, passi sul pavimento, un’attesa sospesa. Sta girando I figli della scimmia a Torino, la stessa città che in questi giorni lo celebra. Il Museo Nazionale del Cinema gli dedica una rassegna che attraversa una parte decisiva del suo percorso recente: Euforia di Valeria Golino, L’ombra di Caravaggio di Michele Placido, L’ombra del giorno di Giuseppe Piccioni e Modì – Tre giorni sulle ali della follia di Johnny Depp, che Scamarcio introdurrà al Cinema Massimo il 3 febbraio.

Tra una scena e l’altra, mentre un film ancora senza data di uscita prende forma, l’attore si trova così a fare i conti con le proprie immagini già consegnate al pubblico: pittori irregolari, fratelli feriti, uomini fuori asse. «Sono quattro film importanti per me», dice. Ed è da questa doppia linea — il presente del set e la memoria delle opere — che prende corpo la conversazione.

Il Museo Nazionale del Cinema le dedica una retrospettiva. Come ha preso questa chiamata?

«Conosco Carlo Chatrian (il direttore del Museo Nazionale del Cinema, ndr) che mi ha chiamato. Sapeva che stavo a Torino perché stavo girando un film qui».

A che sta lavorando?

«Sto girando I figli della scimmia, un film di Tommaso Landucci, un’opera prima».

Tra i quattro film della rassegna, ce n’è uno a cui è più legato?

«No, sono quattro film importantissimi per me, diversi. Quello di Piccioni è il più sentimentale. Gli altri due sono film su due pittori, ma restituiscono le vicende di questi grandi artisti italiani fuori dal racconto convenzionale».

Parliamo di Euforia di Valeria Golino. Che momento è stato per lei girare quel film?

«È un film che parla del rapporto tra due fratelli, uno dei quali è un malato terminale di cancro. Mentre giravamo il film io ho perso mio padre per una patologia simile. Penso che questo dica tutto».

Con Johnny Depp ha girato Modì. Che ricordi ha di quella esperienza?

«È stata una cosa incredibile. Ho scoperto di avere un nuovo amico. È nato un rapporto di stima che va oltre il lavoro».

Nell’opera emerge l’idea dell’artista osannato da morto e disprezzato da vivo. È una forma retorica o una verità?

«Io credo che non sia una cosa casuale, ma voluta. Perché la riconoscenza passa attraverso i gangli del potere economico e del potere politico. Artisti come Modigliani, nella loro epoca, davano fastidio: avevano una forte personalità e rivendicavano una loro indipendenza. Era troppo avanti. La stessa cosa vale per Caravaggio: il fatto che prendesse dei poveracci e li facesse diventare santi nei suoi quadri non era ben visto dalla Chiesa, che era appunto il potere economico e politico di quel tempo. E Modigliani, con le sue sculture che riprendevano le immagini delle statue africane, faceva la stessa cosa: andava fuori dal sistema».

Lei ha mai sentito, nella sua carriera di non essere completamente compreso?

«No, devo dire che sono stato fortunato. Anche se a volte mi sono trovato a combattere con dei pregiudizi».

Il fatto di essere pugliese ha mai inciso?

«Sono pugliese di nascita, anche se poi mi sento di tutti i posti e di nessun posto. Non ho affatto tagliato il cordone con la mia terra. Ma non ho sentito discriminazioni in quanto pugliese».

Lei e Depp siete entrambi considerati personalità forti. È stato un problema lavorare insieme?

«Ma no, Johnny vorresti tenertelo a casa ogni giorno (ride, ndr). È la persona più dolce e accogliente che abbia mai conosciuto».

Chi lo descrive come una persona complicata, mente?

«È una persona complicata, certo, ma questo non esclude la sua gentilezza autentica con tutti. Non è uno che si appoggia al suo status. È una persona molto diretta e molto semplice nelle relazioni. Poi c’è l’artista, che è complesso».

E lei si sente una persona complicata?

«Sono complesso. Complicato no. Ma mi reputo anche una persona molto semplice, pragmatica, che fa cose normali».

Tipo?

«Mi piace andare a funghi e adoro pescare».

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