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Riarmo e difesa comune, il voto al Parlamento europeo divide ancora la maggioranza

Su difesa comune e riarmo il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria, a Stasburgo, si è espresso favorevolmente con 399 voti a favore, 198 contrari e 71 astenuti. A dividersi, come già successo altre volte, gli eurodeputati italiani sia della maggioranza sia dell’opposizione al governo Meloni. Il Pd, seppur con distinguo, ha votato sì alla…

Su difesa comune e riarmo il Parlamento europeo, riunito in seduta plenaria, a Stasburgo, si è espresso favorevolmente con 399 voti a favore, 198 contrari e 71 astenuti. A dividersi, come già successo altre volte, gli eurodeputati italiani sia della maggioranza sia dell’opposizione al governo Meloni. Il Pd, seppur con distinguo, ha votato sì alla risoluzione a meno degli indipendenti Cecilia Strada e Marco Tarquinio, insieme a Forza Italia. Il Movimento Cinque stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, insieme alla Lega si sono espressi a sfavore. Colpisce invece l’astensione dell’intera delegazione di Fratelli d’Italia a Strasburgo. In Plenaria è passato anche un emendamento al testo che invita la Commissione ad «aumentare il debito comune per far sì che l’Unione disponga delle capacità di bilancio per contrarre prestiti in casi eccezionali e di crisi». In definitiva, la risoluzione, nelle sue 61 pagine, spazia dal sostegno all’Ucraina contro l’aggressione russa all’aumento della spesa per la difesa, oltre al rafforzamento dei rapporti tra Ue e Nato.

Le posizioni di Pd e M5S

Prima del voto tra gli eurodeputati del Partito democratico si era arrivati alla decisione congiunta di esprimersi a favore della relazione, ma non nella sua interezza. «In fase emendativa ribadiremo la nostra posizione di una richiesta di radicale cambiamento delle proposte di riarmo di Von der Leyen – ha sottolineato il capodelegazione Nigola Zingaretti – In quell’occasione voteremo contro gli emendamenti che ripropongono l’indirizzo». Nettamente contraria la posizione dei delegati dei Cinque Stelle, che in un comunicato congiunto sono tornati all’attacco della proposta Von der Leyen. «Abbiamo votato contro i due rapporti votati al Parlamento europeo sulla politica estera e di difesa – hanno sottolineato gli eurodeputati M5S – Quest’ultimo è un inno alla guerra».

L’astensione di Fdi

A spingere all’astensionismo compatto della delegazione di Fratelli d’Italia a Strasburgo sarebbero state le critiche all’amministrazione statunitense contenute all’interno della risoluzione, come ha sostenuto il capogruppo di Fdi alla Camera, Carlo Fidanza. «I numerosi emendamenti alla risoluzione sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune hanno sbilanciato un testo che nel suo insieme andava nella giusta direzione – ha spiegato – Poi si è iniziato a parlare di superamento dell’unanimità al Consiglio e di aumento repentino delle spese militari, quest’ultimo incompatibile con i nostri vincoli di finanza pubblica».

Lega e Patrioti contrari

Già nei giorni scorsi la Lega, in una nota, aveva definito assurda l’idea di fare debito comune per aumentare la spesa per la difesa. Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, aveva ribadito che «Le priorità per la Lega sono ospedali, scuole, stipendi e sicurezza degli italiani, non eserciti europei o spese folli per proiettili e bombe, che allontanano una pace necessaria».

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