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Regioni compatte contro il Governo, l’appello: «Corregga il Ddl sui Lep»

(ANSA) - Il fronte delle Regioni si compatta e lancia un monito al governo sul ddl delega per la determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep). Un voto unanime e soprattutto una richiesta trasversale che arriva al termine della Conferenza delle Regioni, con l'obiettivo di chiedere al governo di rivedere la norma. Al centro delle…
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(ANSA) – Il fronte delle Regioni si compatta e lancia un monito al governo sul ddl delega per la determinazione dei Livelli essenziali delle prestazioni (Lep). Un voto unanime e soprattutto una richiesta trasversale che arriva al termine della Conferenza delle Regioni, con l’obiettivo di chiedere al governo di rivedere la norma. Al centro delle critiche c’è il nodo delle risorse: secondo i governatori, non è possibile individuare i Lep mantenendo inalterati i finanziamenti e senza prevedere un fondo perequativo statale. A chiarire la posizione delle Regioni è stato il presidente della Puglia, Antonio Decaro. «Abbiamo condiviso un documento, votato all’unanimità, che analizza la norma» del governo, ha spiegato al termine della riunione. E «abbiamo dichiarato che non siamo d’accordo rispetto all’individuazione dei Lep mantenendo le stesse risorse, senza individuare un fondo perequativo».

Secondo Decaro, il tema è strettamente legato ai principi costituzionali di uguaglianza e coesione territoriale. Serve infatti, ha aggiunto, «un ulteriore fondo messo a disposizione da parte dello Stato, previsto anche dalla Costituzione, che deve permettere a tutti i cittadini di avere stessi diritti e stessi servizi, indipendentemente da dove uno nasce o dove vive». E invece l’attuale formulazione del ddl, ha avvertito il governatore, «sembra un modo indiretto per dare attuazione all’autonomia differenziata, senza rispettare quello che ha scritto la Corte nella sentenza». Osservazioni finite nel documento approvato e inviato alla Commissione Affari costituzionali del Senato. Un testo in cui si richiama il rispetto dei principi di leale collaborazione tra i livelli istituzionali, che verrebbero meno in assenza di un adeguato coinvolgimento delle Regioni nel processo legislativo.

I Lep, pur essendo di competenza esclusiva statale, incidono infatti su materie di competenza concorrente, la cui attuazione grava sulle Regioni. Per questo, ha sottolineato la Conferenza, è necessario prevedere che i provvedimenti attuativi della legge delega siano sottoposti al vaglio della Conferenza Stato-Regioni. Il nodo centrale resta comunque quello finanziario. «Le Regioni tornano a chiarire, come già fatto in sede di discussione delle Legge di Bilancio 2026, che i Lep, una volta determinati, devono essere integralmente finanziati dallo Stato non ritenendo ammissibile trasferire funzioni senza risorse, né tantomeno scaricare gli oneri derivanti sui bilanci regionali». Una posizione, viene ricordato, supportata da sentenze di rango costituzionale.

Dal Parlamento arrivano reazioni immediate. Il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, parla di una conferma delle critiche avanzate dall’opposizione. «Il voto unanime della Conferenza delle Regioni conferma i nostri timori. Con l’inserimento in manovra degli articoli sui Lep, di fatto il governo aggira la sentenza della Corte costituzionale». Nel mirino finiscono in particolare gli articoli dal 123 al 128 della legge di bilancio, che «ignorano e non rispettano quello che ha scritto la Corte nella sentenza: non si possono trasferire funzioni e oneri senza le risorse». Da qui l’auspicio che «si possa riaprire il confronto parlamentare». Sulla stessa linea il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro, che parla di uno stop politico all’accelerazione di Calderoli: «Non si possono individuare i Lep a costo zero, mantenendo di fatto le stesse risorse di ora, e non si può bypassare il vaglio della Conferenza Stato-Regioni».

A provare a ricucire, a sera, è il presidente della Conferenza, il governatore leghista del Friuli Venezia Giulia e compagno di partito di Calderoli Massimiliano Fedriga. «Nessuna bocciatura sul Ddl Lep», dice, il documento propone solo «una serie di correttivi». Il messaggio che però arriva dai territori è chiaro È anche se in commissione al Senato le audizioni sono chiuse, l’iter continua.

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