Le urne consegnano un risultato inequivocabile: la riforma costituzionale della giustizia sulla separazione delle carriere viene bocciata dagli elettori italiani. Un risultato che viene accolto con sentimenti contrari nei comitati opposti.
Applausi, cori e bandiere: a Milano come a Napoli, le toghe festeggiano. Nella sala dell’Anm del capoluogo lombardo risuonano gli applausi davanti ai primi exit poll che danno il No in netto vantaggio, tra abbracci, sorrisi e qualche lacrima: «Aspettiamo lo spoglio definitivo», invita alla cautela qualcuno, ma l’atmosfera è già quella di una vittoria. Scene simili anche a Napoli, dove tra brindisi e slogan contro il governo risuona la canzone simbolo della resistenza «Bella ciao».
«Oggi ha vinto la Costituzione ed ha perso chi voleva affievolire le garanzie e l’indipendenza della magistratura. Abbiamo trattato gli elettori da adulti e gli elettori hanno saputo rispondere da persone adulte», afferma Enrico Grosso, presidente del Comitato Giusto Dire No. «Siamo molto soddisfatti del risultato e che il nostro messaggio sia stato capito. La maggioranza degli italiani ci ha premiato per la nostra sincerità». Anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, finito nelle polemiche della campagna elettorale, esulta per il risultato: «La vittoria del No al Referendum rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco principi fondamentali. È stata una scelta consapevole, in difesa della Costituzione e dell’equilibrio delle istituzioni. Non è un rifiuto al cambiamento, ma di un metodo. La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e migliorarne il funzionamento, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie. Le riforme sono necessarie, ma vanno costruite con responsabilità e rispetto dei diritti».
Dal fronte opposto, il Comitato Camere Penali per il Sì invita a non archiviare il dibattito. «L’attenzione e la partecipazione confermano la centralità del tema giustizia», si legge in una nota. «Sono emerse criticità profonde del sistema, dalle ingiuste detenzioni all’equilibrio complessivo. Ora serve una riflessione seria per tradurre quanto emerso in un percorso riformatore concreto». Più duro Francesco Petrelli: «Da Mani Pulite in poi la magistratura si è fatta sempre più soggetto politico. In questa campagna referendaria abbiamo assistito a una esondazione rispetto al suo compito ordinario. La magistratura ha tracimato rispetto alla sua vocazione di imparzialità istituzionale».
Per quanto riguarda l’analisi del voto, il No vince in tutte le regioni salvo Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Per quanto riguarda il voto attribuito agli eletti dei singoli partiti, Youtrend rileva che «la tenuta fra i partiti del No è stata più alta di quella fra i partiti del Sì: secondo il nostro instant poll solo il 5% degli elettori di Pd, Avs e M5S ha votato Sì, mentre ha votato No l’11% degli elettori di centrodestra e dei partiti centristi per il Sì».