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Riforma della Giustizia, Nordio e Piantedosi in coro: «Governo avanti anche se vince il “No” al referendum»

Due ministri e i capogruppo di FdI, gli uni dopo gli altri, hanno sbarrato la strada a uno scenario che magari nelle opposizioni qualcuno comincia anche a vagheggiare. «Hanno la vana speranza, nell’ipotesi che considero del tutto infondata di una vittoria del no» al referendum sulla separazione delle carriere fra pm e giudici, «che il governo possa entrare in crisi. Non è così».

Vada come vada, Giorgia Meloni resterà a Palazzo Chigi fino al 2027. Ne è certo il guardasigilli Carlo Nordio, ospite a Bologna della manifestazione di FdI «Non c’è sicurezza senza giustizia». E dello stesso avviso sono il ministro degli Interni Matteo Piantedosi, che ha condiviso il palco con Nordio, e i capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami e al Senato Lucio Malan, promotori dell’evento.

L’opposizione

Per il Pd, però, la riforma «è un bluff assoluto – ha detto l’eurodeputato Stefano Bonaccini – che non risolverà alcun problema della giustizia». Anche la segretaria del Pd Elly Schlein va ripetendo che, vada come vada, non chiederanno la fine anticipata del governo. Secondo i sondaggi, con l’avvicinarsi del voto del 22 e 23 marzo la distanza fra il «Sì» – che è partito in netto vantaggio – e il «No» si sta riducendo. Molto – è la convinzione degli addetti ai lavori – dipenderà dall’affluenza: maggiore sarà il numero di persone che andrà alle urne e maggiore vantaggio ne trarrà il «Sì».

Dopo gli scontri durissimi dei giorni scorsi fra governo e magistratura – con Nordio che ha parlato di «meccanismi paramafiosi» nel Csm – a Bologna il clima è parso meno acceso. Cioè, gli attacchi alle toghe non sono mancati, ma con accenti più soft. «Non ho mai inasprito i toni: mi sono limitato a citare quel che hanno detto altri – ha esordito Nordio – Abbiamo condiviso e ringraziato il Presidente Mattarella».

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