Categorie
Italia Politica

Referendum, il “Sì” di Meloni: «La riforma non è contro i magistrati». E ritorna sul caso della famiglia nel bosco

Le «persone perbene» votano sì. È la sintesi, stampata sulle magliette che vengono distribuite al Teatro Parenti di Milano, della spinta al referendum sulla giustizia che vuole imprimere Giorgia Meloni. Che si presenta sul palco milanese, unico comizio live della campagna elettorale, per dare l’ennesima stoccata a certa magistratura e a quella che Carlo Nordio chiama la «degenerazione correntizia» delle toghe, ma assicura allo stesso tempo che la riforma non è contro nessuno, tantomeno i giudici, e che il centrodestra certo non la vuole per «liberarci dei magistrati».

Parla una quarantina di minuti la premier, al termine di una lunga maratona oratoria che vede sui tre palchi del «teatro simbolo di Milano», come lo definisce Ignazio La Russa, giornalisti, magistrati e alcune «vittime» di malagiustizia (c’è anche Francesca Scopelliti, ultima compagna di Enzo Tortora).

Il jingle di Sal Da Vinci

Tutti gli interventi sono stato di appena 4 minuti, scanditi dal jingle di Sal da Vinci «sarà per sempre sì», utilizzato come un gong per segnalare che il tempo a disposizione è finito. Le tre piccole sale sono gremite, a sentirla tra gli altri Francesco Lollobrigida, Chiara Colosimo, Andrea Delmastro. Poco partito e molta società civile. Non ci sono simboli del partito, solo le spillette verdi del sì e i cartelli che spronano al voto, anche se il primo ringraziamento la premier lo fa ai capigruppo Bignami e Malan e ai suoi Fratelli d’Italia che hanno organizzato la kermesse nel Teatro che «ha ospitato tutti, destra, sinistra, centro», sottolinea La Russa per rispondere alle polemiche dei giorni scorsi per la concessione della location da parte della direttrice Andrée Ruth Shammah («forse la contestano perché ebrea» dirà poi).

Per la premier è importante esserci, per il «traguardo epocale» che potrebbe essere riuscire finalmente a portare a casa una riforma «strutturale» della giustizia. Perché tutti gli «sforzi» finora sono sempre «naufragati» a causa «dell’interdizione esercitata dall’Anm o da gruppi di magistrati che avevano grande notorietà mediatica».

«Per il bene dei magistrati»

Ma la riforma, aggiunge, servirà proprio «per il bene di tanti magistrati capaci che nella carriera sono stati mortificati perché non si sono piegati alla logica delle correnti». E infatti è sostenuta «da molti magistrati in servizio» a conferma «che non è contro» di loro. La riforma, aggiunge la premier impegnata a smontare «le tante falsità», «non è di parte e lo conferma il fatto che molti esponenti della sinistra» sostengono il sì.

Poi arriva l’affondo: se la riforma non dovesse passare «ci ritroveremo correnti ancora più potenti, magistrati ancora più negligenti che fanno carriera» ma anche «immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà», o ancora «figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco». Riferimenti a casi giudicati di malagiustizia che la premier snocciola da settimane, in tv o in video, per spingere i cittadini a non «girarsi dall’altra parte».

Lascia un commento Annulla risposta

Exit mobile version