Prende il via in California il maxi-processo federale che vede 29 Stati americani contrapposti a Meta Platforms, accusata di aver progettato intenzionalmente i propri algoritmi per generare dipendenza tra bambini e adolescenti. L’avvio delle udienze nell’aula del tribunale federale di Oakland ha registrato un immediato contraccolpo sui mercati finanziari, con il titolo della holding di Mark Zuckerberg che è crollato del 4,4% a Wall Street, scendendo sotto la soglia dei 550 dollari. L’azione legale congiunta, promossa nel 2023 sotto la guida del procuratore generale della California Rob Bonta, vede impegnato un pool di legali in rappresentanza di California, Colorado, New Jersey e Kentucky, chiamati a sostenere l’accusa in un dibattimento destinato a durare dalle 6 alle 8 settimane.
Le arringhe d’accusa, la replica dei legali e i rischi per la holding
L’apertura del dibattimento è stata segnata dai duri affondi dell’accusa, a partire dalle dichiarazioni della vice procuratrice generale della California, Megan O’Neil: «Meta ha reso i minori dipendenti e li ha sfruttati, oltre ad aver ingannato il pubblico. L’azienda ha sfruttato il funzionamento del cervello dei bambini». A supporto della linea giudiziaria è intervenuto anche il procuratore generale Rob Bonta, che alla vigilia dell’udienza ha sottolineato come la tutela dei giovani rappresenti una priorità istituzionale: «Meta ha progettato un prodotto pericoloso per i giovani utenti, sapeva che era pericoloso e poi ha mentito ai bambini, alle famiglie e alla comunità sulla sua pericolosità. Siamo pronti a ritenere Meta responsabile del suo ruolo nell’alimentare la crisi di salute mentale dei bambini americani e non vediamo l’ora di affrontare il processo».
Dall’altro lato, la difesa del colosso dei social media ha respinto gli addebiti sostenendo «di aver cercato di affrontare i rischi legati ai social media» e che il gruppo «ha cercato di aiutare gli utenti con problemi di utilizzo». Attraverso una nota ufficiale, la società ha ribadito che le richieste avanzate dagli Stati sono infondate: «Le limitate accuse della coalizione dei procuratori generali sono infondate e le loro richieste finanziarie sono sproporzionate, senza offrire alcuna prova che qualcuno nei loro Stati sia stato tratto in inganno. Tentano di penalizzare Meta per problematiche comuni a tutto il settore, come la verifica dell’età».
La posta in gioco per le piattaforme Facebook e Instagram appare altissima. Dopo la recente condanna in New Mexico che ha imposto alla società modifiche ai servizi e sanzioni per quasi un miliardo di dollari, le richieste economiche avanzate in questo nuovo filone potrebbero raggiungere cifre stimati dai legali fino a 1.400 miliardi di dollari. Gli analisti hanno accostato la vicenda alle storiche vertenze degli anni ’90 contro le multinazionali del tabacco. Qualora venisse accertata la violazione delle norme federali, tra cui il Children’s Online Privacy Protection Act, i procuratori puntano a ottenere un’ingiunzione permanente su scala nazionale che imponga a Meta la cancellazione di tutti i dati personali dei minori di 13 anni, unitamente alla distruzione degli algoritmi e dei modelli predittivi sviluppati attraverso quelle informazioni.
