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Prato, la Procura indaga su preziosi e farmaci spariti durante un’indagine

La Procura di Prato ha disposto la perquisizione dell’ufficio di un ispettore di polizia indagato per peculato nell’ambito della vicenda legata all’“armiere” della comunità cinese. Durante l’attività, secondo quanto comunicato dagli inquirenti, sono stati sequestrati un lingotto placcato d’oro e circa 400 pasticche dall’apparenza di viagra, oggetti che una 23enne cinese aveva denunciato come spariti…
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La Procura di Prato ha disposto la perquisizione dell’ufficio di un ispettore di polizia indagato per peculato nell’ambito della vicenda legata all’“armiere” della comunità cinese. Durante l’attività, secondo quanto comunicato dagli inquirenti, sono stati sequestrati un lingotto placcato d’oro e circa 400 pasticche dall’apparenza di viagra, oggetti che una 23enne cinese aveva denunciato come spariti dopo una perquisizione nell’abitazione di via Curtatone, dove vive con il marito arrestato.

La Procura ha precisato che il lingotto, diversamente da quanto emerso inizialmente, non è d’oro se non in minima parte. Il valore stimato sarebbe tra 50 e 100 euro, ben lontano dal presunto lingotto da 500 grammi d’oro di cui si era parlato nelle prime ricostruzioni.

Lingotto e pasticche sono assenti dal verbale di sequestro del 21 marzo, giorno in cui il marito della donna venne arrestato nel laboratorio clandestino. Oltre all’ispettore, risultano indagati anche altri otto poliziotti della squadra mobile per falso ideologico.

«Si tratta di fatti gravi», ha dichiarato il procuratore Luca Tescaroli, sottolineando che le indagini sono orientate a verificare eventuali responsabilità. Nel frattempo la Procura ha aggiornato anche la posizione della moglie dell’armiere: la 23enne, arrestata per detenzione di due ordigni esplosivi e munizioni, è stata rimessa in libertà dal gip con obbligo di dimora a Prato e obbligo di firma quattro giorni a settimana. La donna, incinta, sarebbe stata trovata in possesso di due ordigni artigianali «atti a esplodere» e riempiti di tondini di piombo, definiti «armi da guerra», oltre a 340 cartucce compatibili con armi clandestine sequestrate al marito, tra cui le cosiddette “penne-pistola”.

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