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Pina Picierno lascia il Pd: «La casa dei riformisti non c’è più. Serve qualcosa di nuovo»

Aderirà ora al Partito democratico europeo (Pde), del quale è segretario Sandro Gozi e che all’Eurocamera milita nel gruppo Renew

Pina Picierno lascia il Pd: «La casa dei riformisti non c’è più. Serve qualcosa di nuovo»

«La casa dei riformisti non c’è più». Con queste parole, in un’intervista rilasciata al Foglio, la vice presidente dell’Eurocamera, Pina Picierno, annuncia che lascia il Partito democratico.

«È ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni», ha sottolineato Picierno al quotidiano diretto da Claudio Cerasa.

Picierno, stando a quanto si apprende, aderirà ora al Partito democratico europeo (Pde), del quale è segretario Sandro Gozi e che all’Eurocamera milita nel gruppo Renew.

«Di dubbi – spiega Picierno al Foglio – ne ho avuti moltissimi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto alla mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Partito democratico di Elly Schlein che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato e perché ho sempre chiesto alla politica la forza e il coraggio di fare in coscienza le scelte più giuste. Ora tocca a me avere coraggio». E ancora: «Dopo gli anni della Margherita abbiamo provato a unire le migliori tradizioni democratiche del paese, a conciliare la giustizia sociale con la libertà individuale, ad avvicinare e tenere insieme le aspirazioni socialiste e liberali. Questo era e sarebbe dovuto essere il Pd. Ma ha subìto uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione, senza nemmeno il privilegio di poterne discutere in un congresso, come ho più volte chiesto. Il Pd che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora. Resto democratica, non torno indietro».

Per Picierno c’è «bisogno di ridare dignità e prospettiva unitaria a milioni di elettori che in questi anni hanno progressivamente abbandonato il Partito democratico scegliendo altre proposte a destra o a sinistra o rimanendo a casa. Questa diaspora va ricomposta fuori dalle alchimie di coalizione e dalla riduzione in tende e cespugli, di vecchie e nuove formule. Serve un riformismo coerente e popolare, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla di costruire con fiducia il cambiamento. Credo – conclude la vice presidente dell’Eurocamera – che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo, che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto».