ANSA – «Gli Emirati Arabi Uniti hanno attaccato per la prima volta in Iran». Lo pubblicato i media israeliani sottolineando che l’attacco ha preso di mira un impianto di desalinizzazione iraniano. «Israele ritiene che il raid sia, per il momento, solo un segnale al regime iraniano, tuttavia, se gli attacchi di Teheran dovessero intensificarsi, esiste una reale possibilità – estesa dai media israeliani – che gli Emirati si uniscano al conflitto in modo limitato».
Su X la smentita. Gli Emirati Arabi Uniti negano le notizie israeliane. «Si tratta di fake news. Quando facciamo qualcosa, abbiamo il coraggio di annunciarlo» ha dichiarato Ali Rashid Al Nuaimi, presidente della Commissione difesa, interni e affari esteri del Consiglio nazionale federale (Fnc). Abu Dhabi intanto ha annunciato che «le difese hanno rilevato 17 missili balistici, di cui 16 distrutti, mentre uno è caduto in mare. Rilevati anche 117 droni, di cui 113 intercettati e 4 caduti nel territorio nazionale».
Durante il fine settimana, la tv pubblica israeliana Kan ha riferito che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha avuto una telefonata con il presidente degli Emirati Mohamed bin Zayed Al Nahyan proprio in relazione agli attacchi iraniani contro il suo Paese. I raid dei pasdaran hanno colpito negli Emirati anche hotel e aeroporti.
Oggi Abu Dhabi ha pubblicato su X un bilancio
«Dall’inizio degli attacchi iraniani, sono stati rilevati 238 missili balistici. Di questi, 221 sono stati distrutti, 15 sono caduti in mare e 2 sono caduti all’interno del Paese. Sono stati inoltre rilevati 1.422 droni iraniani, di cui 1.342 sono stati intercettati, 80 sono caduti nel territorio del Paese».
«Sono stati inoltre rilevati e distrutti 8 missili da crociera hanno causato 4 morti tra cittadini pakistani, nepalesi e bengalesi, e 112 persone hanno riportato ferite da moderata a lieve. Tra i feriti cittadini di Emirati Arabi Uniti, Egitto, Sudan, Etiopia, Filippine, Pakistan, Iran, India, Bangladesh, Sri Lanka, Azerbaigian, Yemen, Uganda, Eritrea, Libano, Afghanistan, Bahrein, Comore e Turchia».
Nel post si legge ancora: «Il Ministero della Difesa ha affermato di essere pienamente preparato ad affrontare qualsiasi minaccia e che risponderà con fermezza a qualsiasi tentativo di minare la sicurezza del Paese, garantendo la protezione della sua sovranità, sicurezza e stabilità e salvaguardando i suoi interessi e le sue capacità nazionali».










