Per aver visto un uomo piangere e soffrire, Dio si trasformò in musica e poesia. È una frase bellissima che forse è stata ispirata da William Shakespeare e al suo «Morire… Dormire… Forse sognare» di Amleto, «Essere o non essere».
Il titolo era stato usato da Patty Pravo per un suo album degli anni Settanta, un album di grande successo con la collaborazione dei New Trolls, che avevano anche adattato a Shakespeare il loro bellissimo Concerto Grosso. È una frase che mi è sempre rimasta impressa perché forse, quando si vede un uomo piangere e soffrire, e sono i sentimenti positivi a muovere queste emozioni, arriva dritta al cuore.
Quante lacrime ai mondiali
È proprio ripensando ai recenti Mondiali di calcio che vengono in mente le lacrime di Lionel Messi, per la delusione, più che per se stesso per i suoi sostenitori argentini, praticamente una nazione intera e compatta che sognava la vittoria della nazionale, chiamata dai fan la Scaloneta, questo il soprannome nato dall’unione del cognome di Lionel Scaloni, l’allenatore, e della «camioneta», il bus che porta a spasso i giocatori della nazionale.
Lionel Messi è un uomo che nella sua vita ha visto da vicino la vera miseria. Ha avuto la fortuna di avere genitori immensi, che gli hanno insegnato la disciplina, l’umiltà e la dedizione. Il padre si indebitò per comprare le medicine che lo avrebbero aiutato a crescere, perché aveva una carenza di ormone della crescita, ma costavano troppi soldi. Si indebitò e oggi Messi, pur non essendo altissimo (arriva al metro e settanta), è forse il calciatore più grande di sempre. Ha tre figli, una moglie che ama da quando aveva cinque anni e che ha ritrovato quando era appena adolescente. Eppure, nonostante tre figli, una moglie, una famiglia così provata anche dalla vita, non è riuscito a trattenere quelle lacrime, lacrime di delusione per non aver regalato il suo obiettivo, forse, più che di insoddisfazione.
Anche i ricchi piangono
Di lacrime, negli ultimi Mondiali di calcio, ne abbiamo viste tante: lacrime che uscivano dagli occhi di uomini durissimi come Jude Bellingham, l’attaccante della nazionale inglese, sconfitto dall’Argentina. Bellingham non è riuscito a trattenere le lacrime, consolato poi dal padre, anche lui un tempo calciatore, un uomo che viene dalla classe lavoratrice, abituata ai sacrifici. Ha però capito tutta la disperazione del figlio, popolarissimo in Inghilterra, dove gioca nella nazionale, e popolarissimo in Spagna, dove è sotto contratto con il Real Madrid. Strano, vero, vedere un ragazzo di 23 anni piangere così disperato. Eppure ha pianto anche il suo amico Erling Haaland, che ha applaudito gli inglesi quando la sua Norvegia è stata battuta, ma si è dimostrato molto dispiaciuto quando il suo amico Bellingham è stato eliminato con l’Inghilterra dalla Argentina, poi arrivata seconda. Già, succede che un uomo alto quasi due metri come Haaland abbia gli occhi lucidi perché un amico soffriva. Si soffre anche se si guadagnano più di due milioni di euro al mese come lui.
Lacrime dei politici
Persino i politici, che sanno ben gestirsi di fronte alle emozioni, a volte vengono sopraffatti dalla commozione. È successo all’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, un uomo nato dal giornalismo televisivo e quindi grande conoscitore delle telecamere. Eppure, durante un’intervista al Tg1, un paio di anni fa, nel corso di un lungo colloquio per chiarire il «caso Boccia», il cognome della sua collaboratrice Maria Rosaria Boccia, con la quale pare aver avuto una relazione, è scoppiato in lacrime in diretta. Ha fatto delle scuse pubbliche ed è stato quello il momento più toccante: con la voce rotta dall’emozione ha chiesto scusa a sua moglie, la giornalista Federica Corsini, e alla premier Giorgia Meloni per la situazione che si era venuta a creare. La prima aveva deciso di legare la sua vita a Sangiuliano, la seconda aveva deciso di affidare un ministero così delicato come quello della Cultura proprio a Sangiuliano. Ed entrambe erano rimaste, nei pensieri di Gennaro, deluse.
L’uomo e il grande attore
Non serve nemmeno essere uno degli attori più grandi di sempre per riuscire a trattenere le lacrime quando sono sincere e disperate. È successo a Kevin Spacey dopo un’assoluzione in un processo. L’attore era stato accusato da più di un uomo di aver approfittato del suo ruolo di potere per avere attenzioni particolari. I processi contro Kevin Spacey, che è un attore di enorme talento, sono praticamente finiti quasi tutti nel nulla, ma lui a lungo è rimasto senza lavoro.
Kevin Spacey è stato assolto da tutte le principali accuse penali di reati sessuali nei processi affrontati negli Stati Uniti e a Londra, sebbene rimangano aperte altre dispute civili e cause correlate.
Per questo ha perso la sua residenza di Baltimora, che è andata all’asta per coprire i debiti legali. Parliamo di diversi milioni di dollari, tanto che la sua meravigliosa casa è stata pignorata e poi venduta. «Non ho più soldi a causa delle spese legali accumulate per difendermi», ha confessato, sottolineando che quello scandalo, da cui è uscito anche bene, ha distrutto, se non la sua carriera, considerato ancora oggi un attore straordinario, almeno le sue finanze, dalle quali non sa fino a che punto riuscirà a risollevarsi.
Olly, anche un sex symbol commuove
Il pubblico è disposto ad apprezzare la commozione di un momento anche se succede a un uomo grande e grosso. È successo a Olly, uno dei cantanti più amati. L’anno scorso, mentre si stava esibendo in un’arena di Torino, ha avuto un momento di commozione (ma gli capita spesso) quando il pubblico cantava a memoria tutte le sue canzoni, un momento di grande emozione che ha sopraffatto il cantante. Lacrime che sono arrivate al cuore di chi lo ama. La vita per lui è cambiata da quando ha vinto Sanremo 2025 con Balorda nostalgia. Ancora si ricorda quando credeva di non poter vivere di sola musica. E l’emozione è tanta a sentire i ragazzi in platea che sanno a memoria le parole da lui scritte.
Ferro è entrato nel cuore
È stata invece molto apprezzata la commozione, più che spontanea, di Tiziano Ferro durante il suo primo concerto all’inizio dell’estate di quest’anno a Lignano Sabbiadoro. Il cantante stava cantando La fine, una canzone bellissima scritta da Nesli, ma non è riuscito a continuare: la voce gli si è strozzata in gola, annegata dalle lacrime. Il pubblico ha capito e ha continuato a cantare al suo posto fino a quando non è riuscito a riprendersi. E ha fatto molto effetto vedere quest’uomo, padre di due figli nati con la maternità surrogata (una decisione presa con il suo ex marito Victor), un uomo alto, robusto, dalle spalle possenti, eppure così fragile di fronte a quell’emozione, a quelle parole.
I giornalisti non sono insensibili
Anche i giornalisti, a volte, sono sopraffatti dalle emozioni e dalle lacrime, anche dopo anni e anni di professione. È successo al bravissimo Guy Chiappaventi, giornalista e inviato di lungo corso del Tg La7 di Enrico Mentana. All’inizio di quest’anno stava facendo una cronaca di quello che era successo a Crans-Montana e, parlando delle giovanissime vittime morte durante l’incendio del locale «Constellation» dei coniugi Moretti, non è riuscito a trattenere le lacrime: la voce gli si è rotta in gola. Si è fermato un attimo, ha chiesto scusa dicendo che si sarebbe ripreso, e così ha fatto, concludendo il suo servizio. È stato un attimo di grande e vibrante emozione che è arrivata a tutti gli spettatori ed è diventato virale sui social, che hanno ripreso quelle immagini, nelle quali quella voce rotta dal pianto valeva più di qualsiasi telecronaca.
Concludo con Francesco Giorgino. Durante una cronaca sull’abnegazione dei paramedici in piena e mergenza Covid, mentre conduceva il Tg1, si è dovuto fermare, ha chiesto scusa e ha detto: «Perdonatemi, mi sono commosso». Forse, nella sua straordinaria carriera, quello è stato il momento in cui è stato più amato.
