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Partecipazione dei lavoratori nelle imprese: arriva il primo sì della Camera

Con il sì della Camera arriva il primo via libera del parlamento alla proposta di legge sulla partecipazione dei lavoratori a capitale e gestione delle imprese. Un'approvazione che divide ancora una volta profondamente il mondo sindacale. E non solo. Il provvedimento ha avuto 163 voti favorevoli, 40 contrari e 57 astensioni. Contrari il M5s e…

Con il della Camera arriva il primo via libera del parlamento alla proposta di legge sulla partecipazione dei lavoratori a capitale e gestione delle imprese. Un’approvazione che divide ancora una volta profondamente il mondo sindacale.

E non solo. Il provvedimento ha avuto 163 voti favorevoli, 40 contrari e 57 astensioni. Contrari il M5s e Avs mentre il Pd si è astenuto. La norma infatti, fortemente voluta e ispirata dalla Cisl nel corso del suo iter ha subito grandi cambiamenti e secondo Cgil e Uil ormai è solo l’ombra di quello che avrebbe dovuto essere. Una posizione condivisa anche da molta parte dell’opposizione.

Nel provvedimento come approvato dalla Camera infatti, i lavoratori parteciperanno alla gestione delle imprese, ma non nelle banche e nelle partecipate pubbliche. Non è inoltre più prevista la quota minima per la presenza nelle aziende aziende private, nei consigli di sorveglianza delle imprese con sistema dualistico (consiglio di gestione e appunto consiglio di sorveglianza).

Allo stesso tempo, nelle società che non adottano il sistema dualistico, la partecipazione ai consigli di amministrazione di uno o più rappresentanti dei lavoratori non sarà più prevista direttamente dai contratti collettivi ma dagli statuti societari “qualora disciplinata dai contratti collettivi”.

Spariscono i premi per l’innovazione e l’efficienza, sostituiti da eventuali «commissioni paritetiche, composte in eguale numero da rappresentanti dell’impresa e dei lavoratori».

Tira dritto invece la neo leader della Cisl Silvia Fumarola che rivendica il risultato: «Un passaggio storico che premia gli sforzi di tutto il gruppo dirigente, dei delegati e degli iscritti», afferma auspicando una larga intesa di tutte le forze riformiste come fa anche la ministra del Lavoro Marina Calderone in vista del voto in Senato.

Ma quella legge, la cui approvazione «è una bellissima notizia per tutto il mondo del lavoro», secondo Calderone, per il segretario generale della Cgil Maurizio Landini così come emendata dai partiti di governo e da Confindustria «è contro la contrattazione collettiva, perché mortifica il ruolo delle lavoratrici e dei lavoratori, riducendoli a puri spettatori delle decisioni dell’impresa».

Viene poi soppressa la figura del Garante della sostenibilità sociale e cambia la norma sulla distribuzione degli utili con la riduzione da 10mila a 5mila euro del limite d’importo dell’imposta sostitutiva dell’Irpef e addizionali regionali e comunali pari al 5%, da applicare alle somme derivanti dalla distribuzione ai lavoratori dipendenti di una quota di utili di impresa non inferiore al 10% degli utili complessivi, se erogate in esecuzione di contratti collettivi aziendali o territoriali.

Aldilà delle valutazioni i risultato è divisivo. E mentre per Fdi è una ‘legge storica‘ e ‘una bella pagina‘, è ‘convinto’ il no di M5s e Avs. Vota sìnonostante gli errori del governoItalia Viva per il principio meglio che niente e decide in corner per l’astensione il Pd.

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