L’Italia immaginata come una grande biblioteca, per lo più inesplorata, sugli scaffali più bassi ci sono i libri che leggono tutti: città d’arte, spiagge instagrammabili, mete imperdibili e super promosse. Le pagine di quei libri del paese sono consumate, lise, portano i segni dell’usura, a volte sono state anche maltrattate. E poi ci sono altri volumi, tesori rimasti nascosti, quelli che non leggono tutti, c’è tanto da scoprire. Così, con una metafora, Elisabetta Faggiana, vicentina per parte paterna e di mamma inglese, fondatrice insieme al pugliese Savio Losito di «Unexpected Italy – tech travel», una statup riconosciuta anche dall’Onu, ha spiegato il fenomeno dell’overtourism sul palco del TedX di Verona.
AI e fattore umano
Nel suo speechè andata dritta al punto centrale della questione: se deve essere un algoritmo – ovvero le nuove tecnologie e, su tutte, l’intelligenza artificiale a governare i processi anche in materia di promozione e scelta delle mete turistiche – che sia un algoritmo umano a farlo. «Un sistema – spiega Faggiana – che metta la conoscenza, la professionalità e l’etica umana al centro». In che modo? A questo punto è necessario spiegare come funziona la «tech travel» ideata da Faggiana e Losito.
Loro sono una coppia di nomadi digitali che da anni gira l’Italia per sviluppare «Unexpected Italy», per offrire un’esperienza turistica che faccia sentire “locali” i viaggiatori. È una sorta di guida digitale geolocalizzata e targettizzata, in cui il viaggiatore ha accesso a itinerari digitali che permettono di personalizzare il viaggio entrando in contatto diretto con posti unici, inaspettati, fuori dai circuiti del turismo di massa.
Le aree mappate
Ad oggi, girando fisicamente luogo per luogo ed entrando in contatto con personaggi, realtà locali, piccole botteghe artigianali, hanno mappato 12 aree territoriali italiane: Barletta, Firenze, Genova, Macerata, Matera, Milano, Modena, Roma, Torino, Valle d’Itria, Venezia e Vicenza. E sono al lavoro per redigere una guida segreta di Maranello e molti altri progetti sono in cantiere e presto saranno disponibili nell’app che analizza già centinaia di luoghi segreti, artigiani che accolgono i turisti, bed and breakfast e boutique hotel dove è come vivere a casa e ristoranti che puntano al territorio e alla qualità. È stato proprio questo impegno a portare la startup all’attenzione dell’Onu, a giugno 2025, in occasione del «Geneve/Fribourg Entrepreneurship Forum» al Palazzo delle Nazioni.
Come invertire il sistema
L’overtourism non è un’emergenza improvvisa, ma il risultato di anni di marketing turistico basato sulla promozione ossessiva di poche destinazioni iconiche. Ora è arrivata l’intelligenza artificiale e l’idea è che possa rimediare al problema con azioni di personalizzazione degli itinerari redistribuendo i flussi. «Il potenziale dell’AI in questo è immenso – ha spiegato Elisabetta Faggiana dal palco del Ted x di Verona – ma se l’Intelligenza artificiale viene alimentata con milioni di dati costruiti negli anni su una promozione parziale e massificata del territorio, il rischio è quello di amplificare quei flussi, giacchè un algoritmo che impara da dati sbagliati produce decisioni sbagliate. La tecnologia, se non guidata, rischia di ottimizzare un sistema già distorto».
Il rimedio
«Ogni volta che prenotiamo una vacanza stiamo votando – ha spiegato Faggiana – e questo voto andrà ad impattare direttamente sulle comunità visitate: sulla loro qualità di vita, il loro lavoro, la sopravvivenza delle loro tradizioni. L’invito è quello di ceercare di comprendere come l’overtourism non si argina solo “dall’alto”, con politiche e regolamenti, ma anche dal basso, attraverso le scelte quotidiane di milioni di viaggiatori e residenti».