Momenti di grande tensione e di trattative sono in corso fin dalle prime ore della mattina a Torricella Sicura, in provincia di Teramo. Tre operai edili di nazionalità egiziana sono saliti sulla sommità di un’impalcatura allestita per interventi legati al Superbonus 110%, minacciando di lanciarsi nel vuoto da un’altezza di circa 10 metri: la causa della disperata manifestazione risiede nel mancato versamento delle spettanze economiche maturate per i lavori eseguiti sul cantiere di ristrutturazione privata.
La complessa catena di appalti e subappalti ha originato la forte vertenza. La struttura fa capo a un’impresa principale di Torricella, che ha affidato le opere in subappalto a una ditta di Modugno, in provincia di Bari, la quale a sua volta si sarebbe servita di una piccola impresa di Milano alla quale appartengono i tre manifestanti e altri sette colleghi. Il gruppo di lavoratori vanta un credito complessivo pari a 11mila euro. Gli altri sette operai, dopo aver valutato analoche forme di protesta nella serata di ieri, hanno poi preferito far rientro nel Nord Italia, mentre i tre colleghi hanno deciso di occupare la struttura edilizia prima delle otto del mattino.
Sul posto si è creata un’imponente macchina di soccorso e sicurezza che vede impegnati vigili del Fuoco, sanitari del 118, la polizia e carabinieri. Un negoziatore specializzato dell’Arma, operando in stretta collaborazione con il sindaco Daniele Palumbi, ha avviato trattative ad oltranza, mettendo in contatto telefonico i rappresentanti dei lavoratori a terra con la ditta barese. Le proposte avanzate dall’azienda – che prevedevano un acconto immediato pari a un quarto della cifra dovuta e il saldo del restante importo entro i primi 10 giorni di novembre – sono state fermamente respinte dagli operai sull’impalcatura, i quali giudicano la promessa priva di garanzie di affidabilità.
I tre manifestanti hanno rifiutato anche la mediazione proposta dal primo cittadino per un tavolo istituzionale presso la sede del municipio, chiedendo la corresponsione immediata della somma spettante per interrompere lo sciopero. Il sindaco Palumbi ha espresso profonda preoccupazione per l’evoluzione della vicenda, evidenziando le limitazioni giuridiche dell’amministrazione: «Se avessi i soldi farei l’assegno io, purtroppo non li ho e sto cercando di mediare insieme ai carabinieri per risolvere la situazione. Purtroppo si tratta di un cantiere privato: se fosse stato un appalto pubblico il Comune sarebbe potuto intervenire direttamente e avremmo risolto la problematica in maniera molto veloce. Ma qui devono essere l’impresa principale e i subappaltatori a trovare una soluzione».
