L’intesa di Turnberry ridotta quasi a carta straccia, il margine di azione di Ursula von der Leyen sensibilmente limitato, un tessuto produttivo che torna a chiedere conto, e chiarezza, a governi nazionali e istituzioni comunitarie. L’Europa si è risvegliata nuovamente nel caos dei dazi, ma la decisione della Corte Suprema Usa, sebbene concretamente sembra non abbia avuto alcun effetto sulle tariffe americane, potrebbe cambiare – e di molto – la postura dell’Ue nei confronti di Washington. E le ritorsioni – incluso il bazooka dell’anticoercizione – potrebbero non essere più un tabù. Il nuovo intervento di Trump, che è passato dal 10% al 15% nei nuovi dazi globali imposti unilateralmente, non è destinato a cambiare nel breve termine l’atteggiamento dell’Ue.
Le valutazioni
A Palazzo Berlaymont stanno studiando documenti e leggi americane, valutandone le conseguenze. Il commissario Ue al Commercio, Maros Sefcovic, e il suo staff sono rientrati solo venerdì notte dal Consiglio informale Commercio di Cipro. Domani i relatori ombra dei gruppi del Pe in commissione Commercio si riuniranno per decidere se procedere con il voto dei regolamenti applicativi dell’intesa il giorno dopo. Ipotesi che sembra quasi impossibile. Socialisti, Verdi e Liberali hanno già anticipato di voler congelare l’intesa.
«Trump ha violato l’accordo, la sua sospensione è inevitabile», ha sottolineato Brando Benifei, a capo della delegazione del Pe per i rapporti con gli Usa. La Sinistra è sulla stessa linea mentre restano trincerati in un imbarazzato mutismo i gruppi (e i leader) sovranisti. Silenti i due gruppi che hanno provato finora a mantenere un fragile equilibrio tra fedeltà agli Usa e orgoglio europeo: Popolari e Conservatori. Il congelamento dell’iter servirà alla Commissione per studiare le possibili contromosse.